Discussioni sulla Storia
 

1940, Rischio calcolato?

Arduino 2 Set 2017 15:17
Dichiarando guerra il 10 giugno, come ogni nazione che entra in guerra,
l'Italia andò incontro a dei rischi. Nello specifico erano di doppia
natura (anzi, tripla, se si tiene conto di quello che, una volta vinto
la Germania attaccasse l'Italia) I primi erano che l'Asse nel suo
complesso fosse sconfitta, i secondi, che indipendentemente dall'esito
generale, l'Italia nei suoi settori subisse gravi rovesci. Al momento
erano questi secondi rischi a preoccupare di più; anche se si teneva
conto della flotta britannica, nel giugno 1940 era difficile ipotizzare
che l'aviazione inglese, dopo essere stata duramente battuta mentre
combatteva col supporto dell'aviazione francese, da sola riuscisse a
contrastare la Luftwaffe nei cieli britannici. Certo, si poteva
ipotizzare che i tedeschi non riuscissero comunque a piegare l'ostinata
popolazione inglese e che il conflitto si trascinasse per le lunghe, e
che magari il coinvolgimento di altre nazioni rovesciasse l'esito del
conflitto. Ma questa prospettiva era vista come improbabile e lontana,
molti maggiori erano i timori per l'esito della guerra italiana. In
particolare si temeva che un colpo di coda Francese, unito a un attacco
inglese travolgessero la Libia, Addirittura c'era chi paventava un
micidiale attacco francese sulle Alpi, tanto che fino al 15 le nostre
truppe stettero in posizione difensiva, e solo in tale data si cominciò
ad assumere lo schieramento offensivo, che non fu mai completato
nonostante le nostre truppe il 21 andassero all'attacco.
Comunque con l'armistizio con la Francia, si dissolsero per il momento
i timori di subire gravi rovesci militari, anche se, si continuò a
sopravvalutare la forza britannica nel Mediterraneo. In realtà, fino
all'arrivo dei rinforzi a metà ottobre le forze inglesi furono talmente
esigue, che i britannici progettarono di sgomberare l'Egitto, furono
trattenuti solo dal fatto che nel Mar Rosso non c'erano altre basi per
portare la flotta di Alessandria, ed il trasferirla ad Haifa fu
ritenuto pericoloso, perché a quel punto, non potendo più disporre del
c*****e di Suez, se l'Asse avesse invaso il mandato britannico, l'unica
via di salvezza per la flotta del Mediterraneo sarebbe divenuta il
passaggio nel C*****e di Sicilia, con i rischi connessi. Per fortuna dei
britannici, l'Italia non saggiò mai le loro forze in Egitto, tranne una
puntatina offensiva a metà settembre alla quale si sottrassero con una
ritirata tattica.
Dal punto di vista politico, l'Italia ritenne di essersi tutelata con
la guerra parallela.
A Roma si dava per scontato che la parziale stasi sulla Manica, fosse
un po' la riedizione della "strana guerra" che si era vista sul fronte
francese, da settembre 1939 al 10 maggio 1940, e che fosse solo il
prelu***** di un micidiale attacco tedesco.
Da parte italiana quindi prevalse la tesi attendista, si ritenne che in
ogni caso le due potenze avrebbero subito dure perdite, e che, nel caso
di vittoria tedesca sarebbe stato facile profittare dello scoramento
inglese per prendere qualcosa, mentre se perdevano i tedeschi, ci si
sarebbe potuti facilmente sganciare, dato che la guerra era parallela.
La preoccupazione maggiore divenne quindi il prendersi qualcosa, dato
che in Egitto Graziani inventava le scuse più inverosimili per non
attaccare, si pensò a una campagna di poche settimane che ci avrebbe
fatto acquisire importanti punti strategici in Grecia. Al di la
dell'enorme errore militare, si andava ad attaccare con 18 reggimenti
un esercito che ne poteva contrapporre 39, il governo italiano non
aveva tenuto conto che il suo schieramento in Africa dopo l'arrivo dei
rinforzi britannici era in grave pericolo. Nonostante la netta
superiorità, 1.600 cannoni contro 120, i soldati italiani erano troppi,
sicché quasi tutti i camion servivano per rifornirli (e Graziani non
aveva pensato di introdurre un servizio di bettoline lungo la costa) e
soprattutto mancavano quasi del tutto i carri armati. L'3 Era adatto
solo a compiti di Cavalleria, mentre gli M11 erano stati costruiti solo
in novanta esemplari, di cui 24 erano finiti in Africa Orientale. Gli
M13 sarebbero arrivati solo verso la fine del gennaio 1941. Gli inglesi
non aspettarono così tanto. La sorpresa fu totale, ma soprattutto gli
italiani non avevano alcuna preparazione tecnica e psicologica per
affrontare i carri armati; 50 lentissimi Matilda causarono la
distruzione di un intera armata. e mentre gli inglesi con i camion
sottratti all'Italia motorizzarono una brigata, e con i carri italiani
si equipaggiarono il 2° e il 6° reggimento australiano, l'Italia che
non riuscirà più a riparare le perdite, fu costretta a chiedere l'aiuto
della Germania. La guerra parallela finiva, e per l'Italia il 14
febbraio 1941 cominciava il vero dramma di una guerra che si sarebbe
conclusa con una sconfitta totale.

--
Arduino d'Ivrea
Bhisma 2 Set 2017 16:48
Arduino wrote:

> Dichiarando guerra il 10 giugno, come ogni nazione che entra in
> guerra, l'Italia andò incontro a dei rischi.

Mannò. Eravamo più forti degli inglesi <g>
Arduino 4 Set 2017 08:53
Bhisma <Af.bhisma@gmail.com> ha scritto:


> Mannò. Eravamo più forti degli inglesi <g>

Ho esitato a lungo prima di risponderti, temendo non avresti retto
all'emozione; ma mi è doveroso rivelarti un segreto:
L'Inghilterra non dava la priorità assoluta alla difesa dell'Egitto, la
dava alla difesa delle coste inglesi. E non considerava l'Italia il
pericolo mortale, bensì la Germania. Pertanto nell'estate del 1940 la
stragrande maggioranza delle sue forze erano concentrate a difendere
l'isola britannica, mentre in Egitto c'erano forze irrisorie, nettamente
inferiori persino al debole esercito italiano.


--
Arduino d'Ivrea
Maurizio Pistone 4 Set 2017 08:57
Arduino <22340invalid@mynewsgate.net> wrote:

>> Mannò. Eravamo più forti degli inglesi <g>
>
> Ho esitato a lungo prima di risponderti, temendo non avresti retto
> all'emozione; ma mi è doveroso rivelarti un segreto:
> L'Inghilterra non dava la priorità assoluta alla difesa dell'Egitto, la
> dava alla difesa delle coste inglesi. E non considerava l'Italia il
> pericolo mortale, bensì la Germania. Pertanto nell'estate del 1940 la
> stragrande maggioranza delle sue forze erano concentrate a difendere
> l'isola britannica, mentre in Egitto c'erano forze irrisorie, nettamente
> inferiori persino al debole esercito italiano.

questo però non vuol dire che non avrebbe difeso Suez con tutte le sue
forze

--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
Arduino 4 Set 2017 11:07
Maurizio Pistone <scrivimi@mauriziopistone.it> ha scritto:


> questo però non vuol dire che non avrebbe difeso Suez con tutte le sue
> forze

Al momento non ne avevano. Gli italiani erano fronteggiati da 9.000 uomini in
Sudan, circa 20.000 in Egitto, con scarso armamento pesante.
Solo verso la fine di agosto, compiendo un azzardo i britannici inviarono
qualche reggimento, 35 Matilda, un po' di carri leggeri.
Però dovendo circunnavigare l'Africa, cominciarono ad arrivare dopo la metà
di ottobre. Sulla carta erano ancora molto inferiori, tanto che ancora al 9
dicembre gli inglesi pensavano a poco più di una puntata di assaggio. Non
sapevano di avere dalla loro Graziani, il Napoleone delle disfatte.
Senza la distruzione dell'armata italiana, calcolando la capacità di entrambi
i contendenti di inviare rinforzi, una netta superiorità britannica a cui
l'esercito italiano non poteva essere in grado di resistere da solo, si ebbe
solo con l'offensiva del novembre 1941.


--
Arduino d'Ivrea
edi'® 4 Set 2017 15:27
Il 02/09/2017 15.17, Arduino ha scritto:

> Addirittura c'era chi paventava un micidiale attacco francese sulle Alpi

Chi? Non ho mai letto nulla del genere: l'Italia entrò in guerra quando
la sconfitta francese era ormai ben chiara, tant'è vero che si è sempre
parlato di pugnalata alla schiena.

> Comunque con l'armistizio con la Francia, si dissolsero per il momento
> i timori di subire gravi rovesci militari

L'armistizio con la Francia, che benché agonizzante fermò agevolmente i
nostri tentativi di avanzata sulle Alpi e trovò pure il tempo di
cannoneggiare impunemente la Liguria dal mare, era stata la prima (di
quella che sarà poi una lunga serie) riprova che non eravamo
assolutamente in grado di condurre una guerra di quella portata, nemmeno
come portatori d'acqua all'alleato nazista.

, anche se, si continuò a
> sopravvalutare la forza britannica nel Mediterraneo. In realtà, fino
> all'arrivo dei rinforzi a metà ottobre le forze inglesi furono talmente
> esigue, che i britannici progettarono di sgomberare l'Egitto, furono
> trattenuti solo dal fatto che nel Mar Rosso non c'erano altre basi per
> portare la flotta di Alessandria, ed il trasferirla ad Haifa fu
> ritenuto pericoloso, perché a quel punto, non potendo più disporre del
> c*****e di Suez, se l'Asse avesse invaso il mandato britannico, l'unica
> via di salvezza per la flotta del Mediterraneo sarebbe divenuta il
> passaggio nel C*****e di Sicilia, con i rischi connessi. Per fortuna dei
> britannici, l'Italia non saggiò mai le loro forze in Egitto, tranne una
> puntatina offensiva a metà settembre alla quale si sottrassero con una
> ritirata tattica.

I britannici avevano ben chiaro che la guerra nel deserto non si fa
spostando bandierine sulla carta geografica e tracciando nuovi confini
da difendere, ma si fa con il movimento delle forze in territori
vastissimi.
Qualcuno - giustamente - ha paragonato quel tipo di guerra alle
battaglie navali. Noi, invece, dopo essere avanzati quasi incruentemente
in un mare di sabbia fino a Sidi el Barrani ci preoccupavamo di
costruire acquedotti e difese statiche!

> Da parte italiana quindi prevalse la tesi attendista, si ritenne che in
> ogni caso le due potenze avrebbero subito dure perdite, e che, nel caso
> di vittoria tedesca sarebbe stato facile profittare dello scoramento
> inglese per prendere qualcosa, mentre se perdevano i tedeschi, ci si
> sarebbe potuti facilmente sganciare, dato che la guerra era parallela.
> La preoccupazione maggiore divenne quindi il prendersi qualcosa, dato
> che in Egitto Graziani inventava le scuse più inverosimili per non
> attaccare, si pensò a una campagna di poche settimane che ci avrebbe
> fatto acquisire importanti punti strategici in Grecia.

La "tesi attendista" fu alla base della nostra entrata in guerra: i
tedeschi avrebbero vinto e noi, con qualche migliaio di morti, ci
saremmo seduti al tavolo dei vincitori.
La Campagna di Grecia venne decisa sulla base di una faciloneria
impressionante, e più che puntare a "acquisire importanti punti
strategici" si fondava sulla brama mussoliniana di poter mettere Hitler
di fronte al fatto compiuto, di dimostrargli che anche l'Italia poteva
fare e disfare senza consultarsi preventivamente con gli alleati.

E.D.
Michele 4 Set 2017 17:07
Il 04/09/2017 8.57, Maurizio Pistone ha scritto:
> Arduino <22340invalid@mynewsgate.net> wrote:
>
>>> Mannò. Eravamo più forti degli inglesi <g>
>>
>> Ho esitato a lungo prima di risponderti, temendo non avresti retto
>> all'emozione; ma mi è doveroso rivelarti un segreto:
>> L'Inghilterra non dava la priorità assoluta alla difesa dell'Egitto, la
>> dava alla difesa delle coste inglesi. E non considerava l'Italia il
>> pericolo mortale, bensì la Germania. Pertanto nell'estate del 1940 la
>> stragrande maggioranza delle sue forze erano concentrate a difendere
>> l'isola britannica, mentre in Egitto c'erano forze irrisorie, nettamente
>> inferiori persino al debole esercito italiano.
>
> questo però non vuol dire che non avrebbe difeso Suez con tutte le sue
> forze
>

Senza contare il fatto che, emulando il suo amato maestro, questo
continua a contare irrisorietà, debolezza, inferiorità in termini di
uomini (appiedati), di baionette. Nel deserto invece era più forte e
superiore un battaglione di fanteria motorizzata, con una coda logistica
motorizzata, accompagnato da un solo plotone di Matilda MkII, di una
divisione di fanteria "autotrasportabile" con coda logistica solo
parzialmente motorizzata ed accompagnata da un battaglione di CV35.
Il problema è capirlo.

In ogni caso, è chiaro che i Britannici intendevano fare tutto il
possibile per tenere Suez, e a dimostrarlo non à certo il numero di
truppe che avevano in Egitto il 9 giugno 1940 - ma il numero di truppe
che iniziarono ad inviarvi di rinforzo.

---
Questa email è stata esaminata alla ricerca di virus da AVG.
http://www.avg.com
Arduino 4 Set 2017 17:23
edi'® <zorba@tiscali.it> ha scritto:

> Il 02/09/2017 15.17, Arduino ha scritto:
>
>> Addirittura c'era chi paventava un micidiale attacco francese sulle
Alpi
>
> Chi? Non ho mai letto nulla del genere: l'Italia entrò in guerra quando
> la sconfitta francese era ormai ben chiara, tant'è vero che si è sempre
> parlato di pugnalata alla schiena.

Se aggredisci la tua alleata Austria, e vinci, non pugnali alla schiena,
se invece... Comunque lo stesso Badoglio paventava che per questioni
logistiche l'armata francese sulle Alpi non fosse stata spostata, e che
fosse ancora in grado di "farci male" Un altro spauracchio era l'armata
in Siria, erano ventimila uomini, ma li si era fatti salire a 200.000


> L'armistizio con la Francia, che benché agonizzante fermò agevolmente i
> nostri tentativi di avanzata sulle Alpi e trovò pure il tempo di
> cannoneggiare impunemente la Liguria dal mare,

Forse che le sconfitte sul fronte tedesco avessero indebolito le navi
francesi del mediterraneo?. Quanto all'offensiva sulle Alpi, inutile che
mi ripeta.


> I britannici avevano ben chiaro che la guerra nel deserto non si fa
> spostando bandierine sulla carta geografica e tracciando nuovi confini
> da difendere, ma si fa con il movimento delle forze in territori
> vastissimi.
> Qualcuno - giustamente - ha paragonato quel tipo di guerra alle
> battaglie navali. Noi, invece, dopo essere avanzati quasi
incruentemente
> in un mare di sabbia fino a Sidi el Barrani ci preoccupavamo di
> costruire acquedotti e difese statiche!

Infatti ho scritto che Graziani era un Napoleone al contrario.

> La "tesi attendista" fu alla base della nostra entrata in guerra: i
> tedeschi avrebbero vinto e noi, con qualche migliaio di morti, ci
> saremmo seduti al tavolo dei vincitori.

Logicamente in una guerra, conta la forza della Coalizione. Nuova
Zelanda, Australia, Sud Corea, Inviano truppe in Sudvietnam, non perché
si ritengono in grado da soli di battere i Nordvietnamiti, ma perché
fanno conto che essendoci l'esercito Usa... Ovviamente che se dopo gli
Usa perdono...
Quanto all'attendismo, al di la delle sue motivazioni, chiuse la finestra
temporale in cui gli inglesi erano in inferiorità.

> La Campagna di Grecia venne decisa sulla base di una faciloneria...

L'arma principale era aver comprato numerosi ministri Greci. Avrebbe dato
l'impressione che l'Italia fosse una superpotenza, magari anche permesso
di uscire dalla guerra con quanto avevamo nel carniere. Si rivelò un arma
spuntata.

--
Arduino d'Ivrea
Arduino 4 Set 2017 18:13
Michele <SPAMmiarmelNOT ******* it> ha scritto:


> In ogni caso, è chiaro che i Britannici intendevano fare tutto il
> possibile per tenere Suez, e a dimostrarlo non à certo il numero di
> truppe che avevano in Egitto il 9 giugno 1940 - ma il numero di truppe
> che iniziarono ad inviarvi di rinforzo.

In AGOSTO, con arrivo a metà di OTTOBRE!
E nel caso non fosse chiaro:
In AGOSTO, con arrivo a metà di OTTOBRE!
Non è che glissando su un fatto lo si cancelli.



--
Arduino d'Ivrea
edi'® 4 Set 2017 22:47
Il 04/09/2017 17:23, Arduino ha scritto:

>>> Addirittura c'era chi paventava un micidiale attacco francese sulle
> Alpi
>>
>> Chi? Non ho mai letto nulla del genere: l'Italia entrò in guerra quando
>> la sconfitta francese era ormai ben chiara, tant'è vero che si è sempre
>> parlato di pugnalata alla schiena.
>
> Se aggredisci la tua alleata Austria, e vinci, non pugnali alla schiena,
> se invece...

Nel 1915 l'Austria non agonizzava mentre l'esercito nemico travolgeva le
sue frontiere.


> Comunque lo stesso Badoglio paventava che per questioni
> logistiche l'armata francese sulle Alpi non fosse stata spostata, e che
> fosse ancora in grado di "farci male" Un altro spauracchio era l'armata
> in Siria, erano ventimila uomini, ma li si era fatti salire a 200.000

Non ho ancora capito chi paventasse seriamente "un micidiale attacco
francese sulle Alpi".


>> L'armistizio con la Francia, che benché agonizzante fermò agevolmente i
>> nostri tentativi di avanzata sulle Alpi e trovò pure il tempo di
>> cannoneggiare impunemente la Liguria dal mare,
>
> Forse che le sconfitte sul fronte tedesco avessero indebolito le navi
> francesi del mediterraneo?

La frase non è molto chiara... comunque sia, a te pare normale che la
Francia da noi aggredita potesse mandare le sue navi a bombardare
impunemente le nostre coste, mentre la nostra marina e la nostra
aeronautica vagavano chissà dove e chissà perché?


>> I britannici avevano ben chiaro che la guerra nel deserto non si fa
>> spostando bandierine sulla carta geografica e tracciando nuovi confini
>> da difendere, ma si fa con il movimento delle forze in territori
>> vastissimi.
>> Qualcuno - giustamente - ha paragonato quel tipo di guerra alle
>> battaglie navali. Noi, invece, dopo essere avanzati quasi
> incruentemente
>> in un mare di sabbia fino a Sidi el Barrani ci preoccupavamo di
>> costruire acquedotti e difese statiche!
>
> Infatti ho scritto che Graziani era un Napoleone al contrario.

Graziani era un inetto, e si dimostrò anche un pavido, ma non è che ci
fosse pronta per sostituirlo una schiera di generali capaci, audaci e
geniali...
e se anche avesse avanzato, cosa sarebbe cambiato? Avrebbe conquistato
qualche centinaio di chilometri di sabbia, in attesa di essere
ricacciato indietro.


>> La "tesi attendista" fu alla base della nostra entrata in guerra: i
>> tedeschi avrebbero vinto e noi, con qualche migliaio di morti, ci
>> saremmo seduti al tavolo dei vincitori.
>
> Logicamente in una guerra, conta la forza della Coalizione. Nuova
> Zelanda, Australia, Sud Corea, Inviano truppe in Sudvietnam, non perché
> si ritengono in grado da soli di battere i Nordvietnamiti, ma perché
> fanno conto che essendoci l'esercito Usa... Ovviamente che se dopo gli
> Usa perdono...

Ovviamente "se dopo gli USA perdono" a Nuova Zelanda e Australia non
accade granché: dubito che i nordvietnamiti sbarchino in Oceania.


>> La Campagna di Grecia venne decisa sulla base di una faciloneria...
>
> L'arma principale era aver comprato numerosi ministri Greci. Avrebbe dato
> l'impressione che l'Italia fosse una superpotenza, magari anche permesso
> di uscire dalla guerra con quanto avevamo nel carniere. Si rivelò un arma
> spuntata.

Leggiti i verbali della riunione del 15 ottobre quando Mussolini -
sentiti Ciano, Soddu, Visconti Prasca e Roatta - decide l'aggressione
alla Grecia: c'è da rabbrividire!

E.D.
Arduino 5 Set 2017 14:54
edi'® <zorba@tiscali.it> ha scritto:


> Nel 1915 l'Austria non agonizzava mentre l'esercito nemico travolgeva le
> sue frontiere.

L'Italia era convinta di si. Inoltre ripeto, era un alleata verso la quale
avevamo il vincolo, che se si fosse trovata in guerra (Al di fuori dei casi
in cui dovevamo scendere in campo) avremmo dovuto mantenere la stretta
neutralità e non dare alcun supporto o sostegno ai suoi nemici.
(E, non svolgeva attività di perquisizione sulle navi italiane per impedire
arrivassero più materie prime dell'anno precedente, né ci aveva bloccato le
importazioni di carbone)


> Non ho ancora capito chi paventasse seriamente "un micidiale attacco
> francese sulle Alpi".

Come ho scritto, lo stesso Badoglio, forse anche per dissuadere Mussolini, lo
presentava come evento possibile.

> La frase non è molto chiara... comunque sia, a te pare normale che la
> Francia da noi aggredita potesse mandare le sue navi a bombardare
> impunemente le nostre coste, mentre la nostra marina e la nostra
> aeronautica vagavano chissà dove e chissà perché?

Vedi, mi costringete sempre a fare l'avvocato del diavolo, non perché le
tematiche che esponete siano prive di qualunque fondamento. Ma per l'enfasi
che ci mettete.
Certo, Dichiarare la guerra alla Francia non fu un bel gesto, ma voi la
mettete giù come fosse una cosa inaudita. Fra l'altro, una pugnalata non
consiste in un pezzo di carta; ripeto, brutto gesto ma che non ammazza
nessuno. Se fossero in guerra Argentina e Cile e noi dichiarassimo guerra al
Cile, se non mandassimo nessun soldato in Sudamerica, non pugnaleremmo
nessuno. Lo stesso valeva per la Francia, al 15 giugno, nessun soldato
francese era morto, e se tenevano in porto la flotta, non ne moriva nessuno.
Ed anche riguardo alla sorpresa, certo, avremmo fatto migliore figura se non
ci fossimo fatti sorprendere, ma anche qui non è successo niente di inaudito,
abbastanza normale pensare che i francesi mezzi morti non avessero in mente
bombardamenti marittimi. Credi che se navi italiane, partendo dalla Grecia,
fossero andate a bombardare la costa egiziana il 2 settembre 1943, avrebbero
trovato le difese in stato di massima allerta?;)))


> Graziani era un inetto, e si dimostrò anche un pavido, ma non è che ci
> fosse pronta per sostituirlo una schiera di generali capaci, audaci e
> geniali...
> e se anche avesse avanzato, cosa sarebbe cambiato? Avrebbe conquistato
> qualche centinaio di chilometri di sabbia, in attesa di essere
> ricacciato indietro.

Dopo aver ammesso che non avevamo una schiera di generali capacissimi, non
credo che mi contesterai che surclassare Graziani non era impresa Ardua.
Penso a Balbo (ovviamente se non fosse morto) Roatta, e allo stesso Badoglio,
che pure coi suoi limiti, non era scemo come Graziani
Quanto all'attaccare o meno, c'è la tattica che ti permette di vincere o
perdere, e c'è quella che ti da la sconfitta sicura. Per fare un esempio, i
tedeschi pur arrivando alle porte di ******* hanno perso lo stesso, ma hanno
sfiorato la vittoria. Fossero restati fermi alle frontiere, con un attacchino
a settembre... inutile mi dilunghi.
nel 1940 era chiaro che, non avendo fra l'altro attivi altri fronti
terrestri, piano piano gli inglesi avrebbero avute disponibili risorse da
inviare in Africa; Graziani riuscì a farsi battere da forze esigue, ma se
avesse continuato ad aspettare (Per la verità ho letto da qualche parte che
aveva in piano l'attacco dopo tre giorni) sarebbe avvenuto il momento in cui
neppure fosse stato Napoleone avrebbe potuto tener testa agli inglesi.
Invece, andando avanti, può darsi sarebbe stato fermato a Marsa Matrouh, e
può dardi di no. Può darsi sarebbe stato fermato ad Al Elamein, e può darsi
di no (Ti dirò, io propendo per la scenda ipotesi, la mobilità è utilissima
per chi attacca. Ma se ti corrono dietro in dieci, potrai scappargli se sei
veloce, ma non puoi fermarli) Arrivati sul Nilo gli inglesi dovevano mollare
l'Egitto, e far sgomberare poi uno piazzato in Egitto e rifornito da
Alessandria, non sarebbe stato facilissimo.
Ma, anche se si fosse verificata una delle altre ipotesi, Graziani il 9
dicembre avrebbe avuto a disposizione uomini che avevano già combattuto, che
potevano essere sconfitti, ma che non sarebbero scappati solo perché i
Matilda erano grossi e facevano un brutto rumore.

> Ovviamente "se dopo gli USA perdono" a Nuova Zelanda e Australia non
> accade granché: dubito che i nordvietnamiti sbarchino in Oceania.

Ovviamente. Ma neppure è simpatico perdere le guerre.
Inoltre, come scrivevo nel post iniziale, anche l'Italia, finché ha
combattuto la guerra parallela non ha corso rischi mortali.
(La corda al collo poi se la mise definitivamente con la dichiarazione di
guerra agli Usa).


> Leggiti i verbali della riunione del 15 ottobre quando Mussolini -
> sentiti Ciano, Soddu, Visconti Prasca e Roatta - decide l'aggressione
> alla Grecia: c'è da rabbrividire!

Li ho letti. Anche qui debbo ripetere quanto sopra: ci fu della faciloneria,
si puntò tutto sulla corruzione degli esponenti politici e sul fatto che
avendo paura della Germania la Grecia non osasse resistere. Ma appunto, trovo
troppa enfasi, non mi fanno rabbrividire.


--
Arduino d'Ivrea
edi'® 5 Set 2017 16:14
Il 05/09/2017 14.54, Arduino ha scritto:

>> Leggiti i verbali della riunione del 15 ottobre quando Mussolini -
>> sentiti Ciano, Soddu, Visconti Prasca e Roatta - decide l'aggressione
>> alla Grecia: c'è da rabbrividire!
>
> Li ho letti. Anche qui debbo ripetere quanto sopra: ci fu della faciloneria,
> si puntò tutto sulla corruzione degli esponenti politici e sul fatto che
> avendo paura della Germania la Grecia non osasse resistere. Ma appunto, trovo
> troppa enfasi, non mi fanno rabbrividire.

Ti copincollo i miei appunti di un po' di anni fa.

...
Il regime è in depressione, la guerra opportunistica sta durando più del
previsto e il prestigio delle nostre forze armate è in fase calante.
Dopo anni di propaganda bellicista abbiamo dovuto giocare le nostre
carte militari e il risultato è stato peggiore di ogni previsione: tutto
sta andando male, dalla piccola battaglia delle Alpi all’aborto
offensivo in Africa, alle deludenti prove della nostra aviazione e a
quelle non entusiasmanti della nostra marina.
C’è assoluto bisogno di un successo militare, non importa dove, basta
che arrivi in fretta.
Il 4 ottobre Hitler e Mussolini si incontrano al Brennero e il führer
ribadisce l’invito a desistere da un intervento nei Balcani, poiché
– secondo lui – presto avverrà lo sbarco in Inghilterra e la pace
tornerà in Europa. Mussolini, rassicurato da queste parole, non solo
decide di mettere da parte i piani d’invasione ma dà inizio ad un’ampia
smobilitazione delle nostre forze armate.
Lo Stato Maggiore dell’Esercito manifesta la sua contrarietà alla
decisione, e in un promemoria il generale Roatta dichiara che "deve
essere ben chiaro che se si volessero in futuro compiere operazioni in
più di quelle previste per la massa di manovra, occorrerebbe procedere
ad una nuova mobilitazione totale... in via orientativa una nuova
mobilitazione totale non si potrebbe iniziare prima di aprile 1941."
Ai primi di ottobre lo Stato maggiore ed il sottosegretario alla guerra
Soddu sono ancora convinti che della Grecia non ci si debba più
preoccupare. Pare che il problema da affrontare sia solo quello dello
svernamento delle truppe in Albania.
Ancora l’11 ottobre, in una riunione dei capi di Stato Maggiore,
Badoglio comunica che la campagna di Grecia è definitivamente
accantonata. Ma quello stesso giorno, a cose fatte, i tedeschi informano
Mussolini di aver accolto la richiesta di ******* del governo rumeno,
inviando truppe a difesa del bacino petrolifero di Ploesti.
Un’ennesima iniziativa militare è stata presa da Hitler senza consultare
il camerata del Patto d’Acciaio. Ciano annota nei suoi diari che
Mussolini è indignato: "Hitler mi mette sempre di fronte al fatto
compiuto. Questa volta lo pago della stessa moneta: saprà dai giornali
che ho occupato la Grecia, così l’equilibrio verrà ristabilito.
Ormai il Duce sembra deciso ad agire. In realtà, credo l’operazione
utile e facile."
In quel giorno e nei due successivi l’idea di attaccare la Grecia prende
forma e consistenza. Il 15 ottobre il duce convoca una riunione
ristretta a Palazzo Venezia.

Della riunione è rimasto un verbale completo, che testimonia la
stupefacente leggerezza con la quale si decide la campagna di Grecia:
Mussolini apre la seduta spiegando che lo scopo della riunione e di
"definire le modalità dell’azione che ho deciso di iniziare contro la
Grecia. Questa azione, in un primo tempo deve avere obiettivi di
carattere marittimo e territoriale... in un secondo tempo, o in
concomitanza con queste azioni, l’occupazione generale della Grecia...
La Bulgaria può costituire una pedina nel nostro gioco ed io farò i
passi necessari perché non perda questa occasione unica."
La Bulgaria, pedina essenziale per l’"Emergenza G", che avrebbe
immobilizzato e impegnato il maggior nerbo delle divisioni greche, viene
considerata come un fattore d’importanza marginale.
Jacomoni ha la parola subito dopo e descrive i greci come
"ostentatamente noncuranti, anche se ora appaiono decisi ad opporsi alla
nostra azione."
Ciano conferma l’*****isi dell’ambasciatore: "vi è una scissione netta
tra la popolazione ed una classe dirigente, politica, plutocratica, che
è quella che anima la resistenza e mantiene vivo lo spirito anglofilo
nel paese. E' questa una piccolissima classe molto ricca, mentre l'altra
parte è indifferente a tutti gli avvenimenti, compreso quello della
nostra invasione."
Visconti Prasca non ha tentennamenti: "l’operazione sarà pronta per il
26 e si presenta sotto auspici molto favorevoli ed è realizzabile in
dieci o quindici giorni... è stata preparata fin nei minimi particolari
ed è perfetta per quanto umanamente possibile. Le forze elleniche sono
calcolate a circa trentamila uomini e noi abbiamo una superiorità di due
a uno. Il morale dei nostri soldati è altissimo, l’entusiasmo è al
massimo grado, mentre i greci non sono gente contenta di battersi."
Queste affermazioni non possono che rafforzare ulteriormente Mussolini
nella sua decisione: il Comandante superiore di Albania lo sta
assicurando che l’operazione è stata predisposta accuratamente e che
tutto sarà pronto per il 26.
Anche Badoglio interviene, affermando che "l’operazione per l’Epiro
studiata da Visconti Prasca va bene... per non fermarci all’Epiro
bisognerebbe intensificare l’invio di truppe... Studiare quindi subito
il problema dell’occupazione totale della Grecia."
Quindi nessuno dei presenti sembra nutrire dubbi sull’operazione che si
sta per intraprendere. Visconti Prasca non sembra sentire la necessità
di rapidi rinforzi, infatti dichiara che l’invio di altre truppe dipende
da quello che è lo svolgimento del piano, e non possono essere mandate
che ad Epiro occupato. Più tardi, con altre cinque o sei divisioni,
anche Atene sarebbe caduta.
La discussione, se così si può chiamarla, si conclude dopo solo un’ora e
mezza con la seguente sintesi di Mussolini: Offensiva in Epiro,
osservazione e pressione su Salonicco e, in un secondo tempo, marcia su
Atene.
Nel colloquio che sta alla base della nefasta decisione d’intraprendere
la campagna di Grecia quattro elementi hanno giocato un ruolo
importante: l’ansia del duce di "ripagare Hitler"; la faciloneria di
Visconti Prasca; la leggerezza di Ciano che considera l’Albania un suo
feudo personale e che vuole la "sua" guerra; la pavida acquiescenza di
Badoglio e Roatta, che sicuramente intuiscono i rischi connessi
all’inconsistente piano operativo ma non sanno difendere il loro punto
di vista.
Tutti gli elementi caratterizzanti il piano "Emergenza G" – l’alleanza
bulgara, le venti divisioni necessarie per occupare la Grecia, i tempi
per la preparazione e lo sbarco di truppe e mezzi, la questione dei
trasporti – sono stati trascurati, ma nessuno dei presenti ha reputato
necessario contrastare la decisione di Mussolini.
Più tardi il memorialismo tenterà di dar credito a contrasti e
resistenze, ma la verità è che nessuno si assume la responsabilità delle
proprie opinioni, nessuno dà le dimissioni, nessuno rischia la testa,
tutti puntano sulla carta della facile vittoria.
La barca della guerra è pronta al varo, tutti hanno dato una mano, non
resta che calarla in acqua. Non avrà dunque tutti i torti Mussolini
quando nel febbraio del 1941 ricorderà l’accordo assoluto di tutti i
fattori militari responsabili.
E mentre l’Italia si accinge ad iniziare la sua prima vera campagna
militare in Europa, lo Stato Maggiore smobilita venti delle quaranta
divisioni tenute nella valle del Po e 300.000 soldati tornano a casa.
E’ un duro colpo per la qualità dell’addestramento e
dell’affiatamento delle nostre truppe, ma rinunciamo alle riserve perché
il regime vuole placare i malumori popolari e dare l’impressione che le
nostre forze bastano e avanzano alla sicura vittoria.
Mussolini non può non essersi reso conto della necessità di disporre di
almeno venti divisioni per occupare l’intera Grecia, ma ha fretta di
muovere all’attacco. Vuole mettere i tedeschi di fronte al fatto
compiuto, perché ha il timore che altrimenti Hitler lo costringerà a
fermarsi. Non gli importa tanto di raggiungere una rapida vittoria
definitiva, quanto di provocare subito la guerra: dopo l’Epiro sarà il
turno di Atene e, tagliata la Grecia in due, il resto verrà da sé.
Un iniziale successo parziale è sufficiente, e l’entusiasta Visconti
Prasca glielo ha preannunciato.

E.D.
Arduino 7 Set 2017 10:38
edi'® <zorba@tiscali.it> ha scritto:

> ....
> Il regime è in depressione, la guerra opportunistica sta durando più del
> previsto e il prestigio delle nostre forze armate è in fase calante.
> Dopo anni di propaganda bellicista abbiamo dovuto giocare le nostre
> carte militari e il risultato è stato peggiore di ogni previsione: tutto
> sta andando male, dalla piccola battaglia delle Alpi all’aborto
> offensivo in Africa, ...

Naturalmente condivido quasi tutto. Ma prima di passare a ciò con cui concordo,

evidenzio la parte da cui dissento: Il cappello sembra più una tirata di
propaganda: Amedeo d'Aosta aveva fatto fin troppo (Somalia Britannica, estesa
come metà dell'Italia, Kassala, Moyale, località ******* Sulle Alpi non si
capisce cosa dovesse fare il nostro esercito in tre giorni (Le ben più potenti
armate tedesche ce ne misero 4 per sfondare a Sedan) In Nord' Africa,
Semplicemente se non si va avanti, non si può conquistare.
Inoltre il resoconto è comunque un riassunto di un colloquio di un ora e mezza,

che sicuramente poggiava su colloqui e studi precedenti.
Passando alla parte con cui concordo, il piano è pazzesco, sia nello specifico,

sia nella strategia generale:
Visconti Prasca sarebbe stato da fucilare solo per l'assicurazione che i greci
erano 30.000 dedotta non si sa in quale modo. Il piano era pazzesco, non teneva
conto del rigido inverno balcanico, e si proponeva come priorità l'Epiro. Per
fare un paragone, sarebbe come se, un esercito svizzero in guerra contro
l'Italia, si proponesse come obbiettivo primario la conquista della catena
delle Alpi italiane che stanno al confine francese. Se anche i greci non
avessero fatto fallire il piano, una volta conquistato l'Epiro avremmo solo
allungato il fronte, oltre metà delle nostre poche truppe si sarebbero trovate
a difendere il territorio conquistato, senza essersi avvicinate a nessun punto
vitale.
Ma, tralasciando il fronte ellenico, è il ragionamento generale che fa
terribilmente acqua. La prima cosa che sarebbe stata da domandarsi era: Perché
Graziani non avanza? Non vuole? Allora lo si rimuove perché è traditore o
inetto. Oppure non può, e in tal caso c'è da preoccuparsi, L'Italia non stava
inviando in Africa forze che avrebbero potuto sovvertire la situazione: Uomini
ce n'erano fin troppi, I camion richiesti erano stati mandati. Mancavano per la
verità i carri, ma gli M.11 non venivano più prodotti (Assurdo, buoni o
scadenti che fossero, era impensabile trascorrere i primi mesi di una guerra in
cui si era vista l'importanza vitale dei carri, senza corazzati in produzione.
Fra l'altro, con un cannone da 75 l'M11 avrebbe potuto svolgere il ruolo poi
egregiamente svolto dai semoventi 75/18) e per gli M.13 si sarebbe dovuto
aspettare la fine di gennaio 1941.) Pertanto, se veramente Graziani non aveva
le forze per avanzare, ci sarebbe stato tremendamente da preoccuparsi.
Purtroppo invece Mussolini era un vecchio soldato della prima guerra mondiale,
e i suoi generali vecchi ufficiali della stessa guerra. Persino le guerre di
Etiopia e di Spagna furono come cancellate, ci si basò sull'assioma che una
fortificazione ben fortificata era comunque in grado di resistere. In teoria
era vero, gli eventi successivi dimostrarono che le piazzeforti erano ossi
duri. Non si era però tenuto conto dei carri pesanti. Sebbene i nostri comandi
fossero stati informati delle caratteristiche dei Matillda, Gli addetti ai
nostri pezzi controcarro non erano stati addestrati a colpire i punti
vulnerabili, anzi, non erano stati preparati psicologicamente al fatto che un
carro come il Matilda poteva essere vulnerato solo se colpito in determinati
punti. Oltre a ciò non si provvide a mettere in prima linea cannoni più
potenti
in funzione anticarro. Sicché accadde che vedendo i carri che seppur colpiti
continuavano a venire avanti,i nostri furono colpiti da psicosi (Accadde anche
ai francesi a Sedan, che addirittura vedevano i Panzer dove non c'erano).
Quindi, l'errore pazzesco compiuto da Mussolini, fu aprire un nuovo fronte su
presupposti strategici inconsistenti, che si basavano unicamente sulla
corruzione e sulla paura che i greci avrebbero dovuto avere di un potenziale
intervento tedesco, E non si tenne conto che il fronte principale poteva essere
*******


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Arduino d'Ivrea

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