Discussioni sulla Storia
 

l'8 settembre '43 in Yugoslavia

mosca.muha@gmail.com 8 Set 2017 07:25
estratti da
"Non solo armistizio - tragico sfacelo dell'Armata italiana in Jugoslavia e
ai confini orientali", di Gino Gambara, zaratino, dal 42 al 43 ufficiale della
divisione di fanteria Murge in Jugoslavia.
-Vannini ed.,Brescia,2003

(pag. 215 e segg.)

"La resistenza nemica è ferrea, anche perchè improvvisamente coadiuvata
da reparti della divisione di Camice Nere Ferrara e da bande cetniche che
da ben munite postazioni preesistenti irrorano di fuoco micidiale sia
gli alpini che gli artiglieri alpini: [...]. Purtroppo le Camice Nere della
Ferrara, dimentiche d'essere truppe italiane, infierivano esage-
ratamente, data la loro posizione vantaggiosa, facendo il "tiro a segno"
tra le ******* alpine, fedeli al governo Badoglio>>(6).
Consistenti le perdite in uomini e armi, tanto che il ripiegamenta
fu inevitabile in direzione di Izvor (vi si era insediato il comando di-
visionale) sotto i colpi dell'artiglieria nemica, che si trovava in van-
taggio dato che riceveva i punti di riferimento dall'aviazione, impe-
gnata anche in azioni di mitragliamento e spezzonamento.
Nel frattempo il battaglione Pinerolo, appoggiato da una batteria
del Gruppo Susa, combatteva verso Gruda, e i battaglioni Exilles e Fe-
nestrelle affluivano alle Bocche di Cattaro per dare manforte alla di-
visione Emilia quasi accerchiata dalla 7-SS Prinz Eugen.
Grazie, appunto, a questo sostegno, l'Emilia riusci in parte a im-
barcarsi e a raggiungere l'Italia; altri suoi reparti che non avevano po-
tuto salire sulle navi ed erano sfuggiti alla cattura, "presero la via del-
le montagne e giunsero a Crkvice dove, collegati con gli alpini su-
perstiti dell'Exilles e del Fenestrelle, formeranno un battaglione con il
nome di Bijela Gora al comando del maggiore Arnaldo Sertoli " (7)
(...)

Accordi con le forze partigiane

Il 1° ottobre iniziò il ripiegamento verso le alture di Kobilji Dol: av-
venne in disordine a causa sia della situazione critica, sia del succe-
dersi di ordini e contrordini.
<<Il comando della Taurinense aveva intanto perfezionato gli accor-
di con le forze partigiane, che avevano indicato Gornje Polje come il
punto piu sicuro di ripiegamento. Il comando del 3° alpini, trovan-
dosi in territorio controllato dai cetnici, non aderì a ripiegare sulla di-
rettrice indicata da Vivalda>>(8).

Il 3° reggimento alpini si difese come potè fino al 7-8 ottobre, anzi
per un certo tempo riuscì a contenere la pressione avversaria, ma di
fronte alla sua preponderanza - aveva di fronte la 7-SS Prinz Eugen -
finì col cedere, assieme al battaglione alpini Aosta del 4° reggirnento
e al gruppo di artiglieria Susa.
Del 3° rgt. si salvarono pochi reparti che, assieme ai resti dell'lntra,
agli ordini del colonnello Maggiorino Anfosso e del capitano Piero
Zavattaro Ardizzi, raggiunsero la Bosnia orientale, ove, nell'ambito
dell Esercito popolare di liberazione jugoslavo (E.P.L.J.), costituirono
il battaglione alpino Taurinense.
Quanto rimaneva della divisione giunse al settore di Gornje Polje
indicato per il ripiegamento: gli uomini del battaglione Ivrea che era-
no riusciti a rompere la morsa nemica (7 ottobre), il Gruppo Aosta con
quasi tutti gli effettivi, reparti vari.
A Gornje Polje il Gruppo Aosta, al comando del maggiore Carlo
Ravnich, si trasformò nella I brigata Aosta su 4 battaglioni, che man-
tennero la denominazione precedente: 4°, 5°, 6° delle tre batterie ori-
ginarie del Gruppo Aosta, 40° corrispondente alla 40a batteria del
Gruppo Susa, più una compagnia di armi pesanti, per un totale di 1119
uomini, di cui 37 ufficiali. Si aggiungano 52 quadrupedi (9).
La I brigata si diresse verso Pljevlja e si schierò sulle alture della
città a ******* dei comandi partigiani del II e III Korpus. Super-
stiti di altri reparti (comando divisionale, comando del 1° rgt. art. al-
pina servizi) erano circa 1.000 uomini - vennero inviati a Kolasin,
ove contibuirono a formare la II brigata.
A Kolasin si trovavano le unita della divisione di fanteria Venezia,
la quale, dopo incertezze dovute alla situazione politica della zona
(piuttosto complessa a causa del comportamento di formazioni cet-
niche, che all'armistizio avevano preso le distanze dai comandi ita-
liani), si era schierata a favore dei partigiani con forze praticamente
intatte.
A Kolasin prese avvio la riorganizzazione degli scampati all'accerchiamento e,
quindi, l'inizio della lotta organizzata contro i tedeschi assieme alla
divisione Venezia. (10)

(5) Francesco Perello, Un anno con gli alpini della "Garibaldi", Jugoslauia 8
settembre
1943-2 settembre 1944, Stabilimento tipografico Ferrero e C., Romano Canavese,
1971,p.5.

(6) Giovanni Pianfetti (nome di battaglia "Jovo"), Negletti dalla Patria,
Memoriale
inedito inviato all'autore, p. 8 (d'ora in avanti: G. Pianfetti, Negletti dalla
Patria);
cfr. anche il Memoriale inedito di Francesco Rinaldi del comando superiore trup-
pe del Montenegro, pp. 111 e 114; Diario inedito di Felice Rovelli, passim
(d'ora
in avanti: F. Rovelli, Diario).

(7) G. Pianfetti, Negletti dalla Patria, cit., p. 9.

(8) G. Pianfetti, Negletti dalla Patria, cit., p. 10; F. Rovelli, Diario, cit.

(9) Comandanti di battaglione della brigata:
IV btg.: tenente Manuel Mossi, cornandante; Veljko Brkovic, commissario politi-
co;
V btg.: capitano Angelo Frangipane, comandante; Erich Ures commissario politico;
Vl btg.: tenente Francesco Perello, comandante; Milos Bakocevic, commissario
politico;
XL btg.: tenente Ferdinando Puddu, comandante; Branko Vrankovic, commissario
politico;
Commissario politico della brigata: Milan Vukovic

(10) Rapporto nucleo di collegamento, cit. passim (sta in Zbornik, cit., t. XII,
1. 3°, doc.
n. 164; Corrispondenza del comando cetnico del Lim e del Sangiaccato (sta in
Zbornik, cit., t. XIV, l. 3°, doc. n. 32; USSME, Le operazioni, cit., pp.
424426; Stefa-
no Gestro, L'Armata stracciona. L'epopea della divisione garibaldina, Mursia,
Milano,
1964, 2a ed., 1976; ib.,La divisione italiana partigiana "Garibaldi", cit.;
Giacomo Scot-
ti, Ventimila caduti. Gli italiani in Jugoslavia dal 1943 al 1945, Mursia,
Milano, 1970;
Francesco Perello, Un anno con gli alpini della "Garibaldi", Jugoslavia 8
settembre
I943-2 settembre 1944, cit.; AA.VV. Il contributo italiano alla resistenza in
Jugoslavia,
Istituto storico provinciale lucchese della Resistenza, Lucca, 1981; Eugenio Li-
serre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia. Testimonianze di
un reduce,
Estratto da "Studi trentini di scienze storiche", Rivista della società di
studi tren-
tini di scienze storiche, LXI, n. 1,1982, p. 106 sgg.; Testimonianze di Antonio
Chiono e Domenico Epoque in Fronte jugoslavo-balcanico: c'ero anch'io, cit.
Numerosi i memoriali inediti che sono stati inviati all'autore tra i quali si
segnalano, per importanza di contenuti, quelli di Giovanni Pianfetti, Francesco
Rinaldi, Donino Chiara, Felice Rovelli.

La Taurinense.

La Taurinense, che all'armistizio si trovava in crisi di schieramento
su un terreno esposto a facili attacchi, manifestò precocemente e in
modo esplicito la volontà di combattere contro i tedeschi.
Le azioni belliche, annunciate il 9 settembre dal fuoco della 6°bat-
teria del Gruppo Aosta, si svolsero nelle settimane successive in con-
dizioni di precarietà strategica e logistica, accentuata dall'apporto
informativo e operativo che camicie nere e reparti della divisione Fer-
rara diedero all'offensiva germanica. Si aggiunga l'ostilità dei cetni-
ci, delusi dal rifiuto del comando di consegnare le armi.
Di fronte alla preponderanza nemica, la divisione si ritirò in bat-
taglia verso territori sicuri. Le forze germaniche si opposero con ac-
canimento tanto maggiore quanto più divenne evidente che si tratta-
va non di fuga, bensì di faticoso tentativo di guadagnare posizioni
che consentissero di riprendere la lotta in condizioni favorevoli e a
fianco dei partigiani. ' -
Nel corso del ripiegamento il comando, a seguito di accordi col
nuovo alleato, ordinò di puntare su Gornje Polje. Qui il gruppo Ao-
sta, animato dal suo comandante, maggiore Carlo Ravnich, si tra-
sformò nella I brigata Taurinense, segno, questo, che ormai la volontà
di combattere aveva assunto nuova forma organizzativa, che però
non sigmficava rifiuto dello spirito dell'esercito di appartenenza.
Scrive Giovanni Pianfetti: "Su ogni soldato che combatte qui spicca-
no ancora le stellette che in Patria ci furono date, esse brillano come
un fiore all'occhiello, sono l'unico fiore ad omaggio imperituro posa-
to sui caduti dalle lacere divise grigioverdi." (1)
I toni possono sembrare retorici al lettore odierno avvezzo a pro-
se disincantate, ma non lo sono: non esiste enfasi in questa conside-
razione "a posteriori", ma soltanto e unicamente un ri-manifestare
senza punti esclamativi lo stato d'animo del soldato di allora, deter-
minato a combattere nonostante disagi, privazioni, pericoli, fedele al-
la divisa con la quale esprimeva la propria identità nazionale.
Da Gornje Polje la marcia proseguì su Kolasin, ove avvenne l'in-
contro con la divisione Venezia.
Qui la Taurinense, provata e decimata da numerosi combattimenti,
venne riarmata, equipaggiata e riorganizzata prima dell'invio in li-
nea per la ripresa dell'azione.
II 18 ottobre fu costituita la 2a brigata alpina, con 720 uomini di
truppa e 23 ufficiali, alle dipendenze del II Korpus d'assalto. Consta-
va di tre battaglioni e di un reparto di sanità, al comando del mag-
giore Spirito Reyneri (2).
Il maggiore Carlo Ravnich rimase a capo della I brigata alpina, po-
sta alle dipendenze della 3a divisione partigiana d'assalto.
Si aggiunsero: la 3a brigata (in via di costituzione) al comando del
capitano Enrico Del Piano, assieme a reparti del genio e di sanità; *******
cessivamente si formò la 4a brigata.

La "Venezia"

II comando della divisione di fanteria Venezia - le cui alterne vi-
cende sono state già illustrate - dopo atteggiamenti che indicano per-
plessità e indecisione sulle alleanze da stabilire, fatto spiegabile an-
che con la peculiarità del territorio e la varietà di forze in armi - te-
deschi, cetnici, partigiani - alla fine si decise a favore dello schiera-
mento a fianco dei partigiani.
Elemento catalizzatore della decisione fu un ufficiale, il capitano
dell'83° reggimento Mario Riva, che, passato ai partigiani (27 settem-
bre), collaborò alla conclusione dell'accordo col comando della Venezia(3).
(...)
Il 24 ottobre fu decisa la trasformazione degli organici della di-
sione Venezia. Verso la fine del mese, sciolti i due reggimenti di fan-
teria e gli altri reparti,vennero formate 6 brigate,ciascuna di 893 uo-
mini di truppa e 68 ufficiali. Quelli privi di armi o di scarso affida-
mento passarono a costituire battaglioni di lavoratori, circa 400 uo-
mini per unità, scortati da un plotone armato.
Le tattiche di guerriglia adottate resero indispensabile, sullo scor-
cio di novembre, conferire alle unità italiane una struttura adeguata
alla fisionomia dell'E.P.L.J., più agile, quindi, e tale da consentire
maggiore manovrabilità su terreni difficili e contro un nemico supe-
riore in armamento e servizi logistici. ll 2 dicembre 1943 il comando
partigiano decise di operare in tal senso.
Le due unità confluirono nella Divisione partigiana Garibaldi, su tre
brigate : la 1a con le due brigate della Taurinense,
la 2a e la 3a con le sei della Venezia; ciascuna comprendeva circa 1.300
combatten-
ti e un certo numero di quadrupedi e carriaggi e dotata di armamento meno
pesante di quello originario-posta
agli ordini del gen. Oxilia e con vice-comandante il gen. Vivalda.
Capo di S.M.: ten. col. Carlo Ciglieri.
Capo del centro informativo: ten. col. Cherubino Pistone
Capo dell'intendenza: ten. col. Rakic. (5)

Avvicendamento al comando della Garibaldi

Il primo comandante, generale Oxilia della Venezia, lasciata Kola-
sin per Berane il 24 febbraio 1944, la sera del 15 marzo successivo par-
tiva in aereo per l'aeroporto di Galatina. A Lecce, sede del Ministero
della Guerra,assunse la carica di sottocapo di S.M. dell'Esercito e *******
cessivamente di sottosegretario di Stato alla Guerra.
I suoi soldati intesero la partenza come un abbandono del campo
di battaglia per un incarico al sicuro da qualsiasi pericolo.
La Garibaldi, quindi, passava agli ordini del generale Vivalda del-
la Taurinense che, a sua volta, venne rimpatriato sullo scorcio di giu-
gno 1944.
Il maggiore Carlo Ravnich, allora, lasciò il comando della Ia briga-
ta per assumere quello della divisione Garibaldi, che tenne, rifiutan-
do piu volte il rimpatrio, anche dopo essere stato ferito: volle rima-
nere, come altri ufficiali, accanto ai soldati sino alla fine. Lo sostituì
nella Ia brigata il tenente Angelo Prestini.
Sulla figura di Ravnich riportiamo il giudizio di Stefano Gestro:
<<Due parole debbono essere dette sul maggiore Ravnich promosso
tenente colonello e poi colonello per i suoi meriti di guerra. Avrei
potuto parlarne quando ebbi occasione di fare per la prima volta il suo
nome. Ma allora era solo comandante del Gruppo Aosta e della Ia bri-
gata Taurinense, poi Ia brigata Garibaldi. Non ho voluto di proposito par-
lare di lui appunto perche non era ancora avvenuta la completa fu-
sione dei fanti, degli alpini, dei carabinieri, dei finanzieri, degli arti-
glieri, di tutti insomma, in una specialità unica: i reparti garibaldini.
Adesso che ha assunto il comando della divisione ora che come
comandante riunisce in se i meriti di tutti i nuovi garibaldini, e ne-
cessario presentarlo. Istriano, di Santa Domenica di Albona, affermò
con orgoglio e sincerità i suoi sentimenti italiani. Dei suoi uomini sep-
pe subito interpretare i sentimenti antinazisti e antifascisti. Si oppo-
se tenacemente e lealmente alle incertezze e ai ripieghi fatti dagli al-
ti Comandi e puntò diritto a quella che doveva essere la linea di con-
dotta da tenere fino alla fine. Giunto al grado di ufficiale attraverso
lavoro e serio stu*****, e soltanto mediante meriti indiscutibili, aveva
ben presenti le sue origini di lavoratore. Questo ricordo costituiva un
elemento positivo del suo patrimonio morale ed un'esperienza pre-
ziosa per le relazioni umane che, quale ufficiale e comandante, do-
veva avere con i suoi soldati: alpini e non alpini; in una parola, tra lui
e i suoi garibaldini.
Forte di questa comprensione, della coesione tra capi e gregari da
lui considerata e tenuta come caratteristica peculiare della divisione,
potè, nei momenti critici dei rapporti con l'E.P.L.J., parlare sereno e
sicuro dei diritti dei soldati italiani.
Con quelle premesse i partigiani l'ascoltavano e nell'ascoltarlo ren-
devano omaggio a tutti i combattenti della Garibaldi che mai aveva-
no disperato e sempre combattevano a testa alta.
Molto si deve anche a lui se i preconcetti e le diffidenze verso la
Garibaldi scomparvero e se questa bella divisione non giunse mai ad
alcun pronunciamento politico di qualsivoglia tendenza, nonostante
l'ordine avuto dal Korpus, ad esempio, per la formazione dei Comi-
tati Antifascisti, i quali non sarebbero serviti ad altro che ad alimen-
tare una intensa propaganda unilaterale sul leninismo-stalinismo.
Credo che sarà difficile trovare, in tutti i paesi insorti contro il na-
zifascismo, una divisione simile per durezza di lotta, per abbondan-
za di sacrifici, per linearità di obiettivi, per purezza di metodi>>(6).
La Garibaldi rientrò in Patria fra l'8 e il 15 marzo del 1945.


Reazione germanica e risposta della "Garibaldi"

Com'è noto, fin dalle settimane successive all'armistizio i tedeschi
si accanirono contro la Taurinense per disarmarla o annientarla; si
astennero invece da azioni significative contro la Venezia che si tro-
vava relativamente al riparo in territorio difficilmente accessibile.
La situazione non poteva durare, per il pericolo che questa divi-
sione si alleasse con i, cetnici numerosi nella zona, o con i partigiani.
Ad evitarlo, il comando del XXI AIpenarmeekorps predispose il 7 ottobre
1943 una massiccia offensiva nel territorio di Berane-Kolasin con
gli obiettivi di:
1) costringere la Venezia ad abbandonare le posizioni montuose e dirigersi
su Pec e Mitrovica;
2) annientare le formazioni italiane e partigiane;
3) liberare la via di comunicazione Pec-Podgorica;
4) da ultimo, rastrellare e ripulire il territorio di Berane, Kolasin, Matesevo,
Andrijevica.

Era l'operazione "Balkanschlucht", iniziata fra il 16 e il 17 ottobre
e protrattasi fino al 24 ottobre, alla quale furono assegnati reparti de}
la 118a Alpenjagerdivision e il 524° Grenadierregiment della 297a
Infanteriedivision (meno un battaglione).
Il battaglione Italia, nel quale era stata trasformata la compagnia
del capitano Riva, il 18 ottobre si battè a fianco di reparti partigiani
che si erano schierati a difesa di Matesevo contro soverchianti forze
germaniche del 524° rgt. affiancate da cetnici, musulmani, albanesi e
da reparti della legione camicie nere Firenze. Le colonne germaniche prove-
nienti da Rozaj e Sjenica furono arrestate a qualche km da Berane; in-
vece quelle provenienti da Podgorica e da Danilovgrad travolsero la
prima linea di resistenza e puntarono su Matesevo. La battaglia fu
aspra specie nella zona di Tara-Vukovet, ove il battaglione Italia inflisse
severe perdite al nemico, ma rimase decimato: 25 morti, tra i quali Riva,
45 feriti, 75 dispersi.
In onore del comandante caduto, il reparto, una volta ricostituito,
ne prese il nome: battaglione Riva.
L'Esercito di liberazione jugoslavo nominò Riva "Junak", eroe di
guerra, il massimo onore concesso a un combattente in quel conflit-
to; l'esercito italiano gli decretò la medaglia d'oro al valor militare al-
la memoria con una motivazione che ne esalta l'eroismo,ma lascia in
ombra le ragioni e la peculiarità delle decisioni da lui prese (7).
La situazione divenne difficile tanto da costringere i reparti della
Venezia a ripiegare assieme ai partigiani su Andrijevica e Berane.
Il comando partigiano rispose alla pressione germanica con una
manovra complessa nella quale furono impegnati alcuni reparti del-
la 5a brigata montenegrina. Obiettivo: interrompere la rotabile Niksic-Podgorica

e chiudere le direttrici di marcia del nemico che era
partito da Danilovgrad-fiume Zeta, Niksic, Bogatici. La manovra ebbe successo.
L'accentuarsi delle azioni germaniche obbligò la Venezia a ritirarsi
prima da Andrijevica e successivamente da Berane, ripiegando verso il
settore di Moikovac-Sakovci-Bijelo Polje-Ljubici, ritenuto relatvamente
al riparo da attacchi immediati.
Abbandonate le caserme, cominciava così una vita difficile: i reparti
italiani d'ora in avanti saranno obbligati a continui spostamenti in
territorio accidentato e soggetto ad attacchi oltre che tedeschi anche di
bande collaborazioniste, specie musulmane.
Scrive Eugenio Liserre: <<Si può parlare di vero e proprio calvario,
secondo solo a quello dell'ARMIR (in ******* n.d.a.). Chilometri e chilometri
macinati a migliaia con cibo sempre scarsissimo, spesso nullo, temperature
rigidissime, calzature e vestiario precari, congelamenti, tifo petecchiale
dal quale, in assenza di medicine, si poteva qualche volta guarire solo per
... caso. Un esempio: dei 11OO effettivi della 2a brigata che il comando
supremo di Tito trasferì, nel febbraio 1944, dal Montenegro alla Bosnia,
fecero ritorno in Montenegro, due mesi dopo, solo poche centinaia di uomini.
Morto il comandante e l'ufficiale medico della brigata, colpito da tifo
l'aiutante maggiore. Unico superstite del comando, chi scrive>>'8).
Dopo gli esordi narrati, decollava la nuova guerra della Taurinense e
della Venezia, nuova perche condotta a fianco dei partigiani con
tattiche di guerriglia. Rimpatrieranno il comandante della Garibaldi,
generale Giovan Battista Oxilia, il vice-comandante, generale Lorenzo Vivalda,
il capo di S.M., tenente colonnello Carlo Ciglieri e pochi altri.


Lo spirito volontaristico della "Garibaldi"e il comandante Carlo Ravnich

Numerosi soldati inclusi nei battaglioni di lavoratori chiesero di
rientrare nei reparti combattenti: inoltre, non pochi soldati e ufficiali
feriti rifiutarono il rimpatrio e rimasero in attesa di guarigione per poi
riprendere il loro posto nella divisione: tra questi, il comandante Carlo
Ravnich, personificazione dello spirito volontaristico dei garibaldini.
Sul comportamento di questo magnifico ufficiale e sulla sua capacità
di animare la lotta contro i tedeschi si riporta la prosa semplice
di Donino Chiara, artigliere alpino del gruppo Aosta:

"Ravnich non abbandonò mai i suoi artiglieri alpini e rifiutò, benchè
ferito,
di essere portato in salvo in Italia. Se fosse mancato, tutto
si sarebbe sfasciato. Solo il maggiore Ravnich seppe farsi rispettare
dai partigiani e ottenere l'autonomia della Garibaldi, anche se controllata
dai commissari politici jugoslavi. Era giusto, leale, coraggioso; aveva nel
sangue e nella mente l'amore per la Patria " (9).

E' il caso di notare che un libro edito dall'Ufficio storico dello Stato
Maggiore dell'Esercito, "Le operazioni delle unità italiane nel settembre
ottobre 1943", pone in evidenza l'attività svolta dai generali Oxilia e Vivalda

successivamente all'armistizio, ma non accenna al fatto che, col
rientro in Italia per via aerea nel 1944, essi abbandonarono la divisione
partigiana Garibaldi che era stata ai loro ordini.
Non soltanto: in questo libro "ministeriale" Ravnich viene citato
di sfuggita come comandante del gruppo Aosta; se ne ignora invece
l'azione di comando svolta, successivamente alla partenza di Oxilia
e Vivalda, dal giugno 1944 al rientro dell'unità in Italia nel marzo del 1945.

La narrazione sulla Garibaldi si ferma qui, dato che le vicende successive n
on rientrano nell'economia del quadro armistiziale. Rimane da augurare che
gli storici futuri di questo periodo tormentato indugino con attenzione sulla
guerra pressochè sconosciuta dei garibaldini, soldati che portarono le
stellette
sul bavero fino al rientro in Patria.
Senza alcun segno di colore politico (l0).


(1) Carlo Ravnich, Per non dimenticare, marzo 1945 - marzo 1990, 45°
anniversario del rimpatrio, rip. Parena, Mombello del Ticino, 1990;
G. Pianfetti, Negletti dalla Patria, cit., p. 9 sg.

(2) Il I° battaglione era comandato dal capitano Barberis, il II° dal
capitano Garesio, il III° dal capitano Zoni.

(3) E. Liserre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia, at., p.
106 sg.

(5) Od V ofansive do slobode (Dalla V offensiva alla libertà), Vojno delo,
Belgrado 1955;
p.88.

(6) S. Gestro, La divisione italiana partigiana "Garibaldi", at., p. 254 sg.

(7) USSME, Le operazioni, cit., p. 427 e nota 37;
S. Gestro, la divisione italiana partigiana "Garibaldi", cit., passim.;
G. Scotti, Ventimila caduti, cit., pp. 312-338;
E. Liserre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia, cit., p. 106
sg.

(8) E. Liserre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia, p.108

(9} Da un memoriale dell'artigliere alpino Donino Chiara del gruppo Aosta.

(10) Rapporto nucleo di collegamento, cit. passim (sta in Zbornik, cit., t. XII,
1. 3°, doc.
n. 164;
Corrispondenza del comando cetnico del Lim e del Sangiaccato (sta in Zbornik,
cit., t. XIV, l. 3°, doc. n. 32;
USSME, Le operazioni, cit., pp. 424426;
Stefano Gestro, L'Armata stracciona. L'epopea della divisione garibaldina,
Mursia, Milano,
1964, 2a ed., 1976;
ib.,La divisione italiana partigiana "Garibaldi", cit.;
Giacomo Scotti, Ventimila caduti. Gli italiani in Jugoslavia dal 1943 al 1945,
Mursia, Milano, 1970;
Francesco Perello, Un anno con gli alpini della "Garibaldi", Jugoslavia 8
settembre I943-2 settembre 1944, cit.;
AA.VV. Il contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia,Istituto storico
provinciale lucchese della Resistenza, Lucca, 1981;
Eugenio Liserre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia.
Testimonianze di un reduce, Estratto da "Studi trentini di scienze storiche",
Rivista della società di studi trentini di scienze storiche, LXI, n. 1,1982, p.
106 sgg.;
Testimonianze di Antonio Chiono e Domenico Epoque in Fronte jugoslavo-balcanico:
c'ero anch'io, cit.

Numerosi i memoriali inediti che sono stati inviati all'autore tra i quali si
segnalano, per importanza di contenuti, quelli di Giovanni Pianfetti,
Francesco Rinaldi, Donino Chiara, Felice Rovelli.


AVIJ (archivio storico militare di Belgrado), I.a., sc. 213,reg. 13/2; sc. 425,
reg. 25/4-1;

NAW (archivio di Washington)-N-T-314, r. 661, f. 511;

Zbornik (rassegna di documenti e notizie sulla guerra di liberazione in
Jugoslavia)
, cit., t. XIII, l. 3", docc. n. 99, 105;

USSME (Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito), Le operazioni, cit., p. 426
sgg.;

Stefano Gestro, "L'armata stracciona. L'epopea della divisione garibaldina",
Mursia, Milano, 1964, 2a ed. 1976, passim ib.,
"La divisione partigiana italiana "Garibaldi". Montenegro 1943-1945", Mursia,
Milano, 1981, p. 153 sgg.

Giacomo Scotti, "Ventimila caduti. Gli italiani in Jugoslavia dal 1943 al 1945",
Mursia, Milano, 1970, passim

AA.W., "Il contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia,"Istituto storico
provinciale lucchese della Resistenza, Lucca, 1981

Eugenio Liserre, "Sul contributo italiano alla Resistenza in Jugoslavia
Testimonianze di un reduce", Estratto da "Studi trentini di scienze storiche",
Rivista della società di studi trentini di scienze storiche, LXI, n. 1, 1982,
pp. 107-111

Lando Mannucci, "Per l'onore d 'Italia. La divisione partigiana italiana
"Garibaldi" in Jugoslavia dall'8 settembre 1943 all '8 marzo 1945", Associazione
nazionale veterani e reduci garibaldini, Sesto Fiorentino, 1985, p. 13 sgg. e
nota 6

Come punto di riferimento per ulteriori approfondimenti sono fondamentali i
lavori di Stefano Gestro.
Arduino 10 Set 2017 10:28
mosca.muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:


> "La resistenza nemica Ú ferrea, anche perchÚ improvvisamente
coadiuvata
> da reparti della divisione di Camice Nere Ferrara e da bande cetniche

Si passa dall'altra parte, e l'alleato di mezz'ora prima diventa il
nemico, al pari dei partigiani locali colpevoli di non essere
garibaldini....
Comunque, nessuna polemica, hanno avuto 3.511 morti su sedicimila
effettivi (Più 111 che catturati dai tedeschi sono poi morti in prigionia
sovietica)
Vorrei però sottolineare che se gli italiani avessero davvero commesso le
atrocità che dicono, non sarebbe stato possibile per una divisione
italiana passare dalla parte del popolo che massacrava. Anche se, per la
verità fra i 3.511 non mancano i fucilati dall'esercito di liberazione
Jugoslavo.


--
Arduino d'Ivrea
mosca.muha@gmail.com 10 Set 2017 15:07
Il giorno domenica 10 settembre 2017 10:28:26 UTC+2, Arduino ha scritto:
> ******* muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:
>
>
>> "La resistenza nemica Ú ferrea, anche perchÚ improvvisamente
> coadiuvata
>> da reparti della divisione di Camice Nere Ferrara e da bande cetniche
>
> Si passa dall'altra parte, e l'alleato di mezz'ora prima diventa il
> nemico, al pari dei partigiani locali colpevoli di non essere
> garibaldini....
> Comunque, nessuna polemica, hanno avuto 3.511 morti su sedicimila
> effettivi (Più 111 che catturati dai tedeschi sono poi morti in prigionia
> sovietica)

Come mai?
> Vorrei però sottolineare che se gli italiani avessero davvero commesso le
> atrocità che dicono, non sarebbe stato possibile per una divisione
> italiana passare dalla parte del popolo che massacrava. Anche se, per la
> verità fra i 3.511 non mancano i fucilati dall'esercito di liberazione
> Jugoslavo.
>

I tedeschi volevano catturare i soldati abbandonati dalla gran parte degli
ufficiali che scapparono in tempo al sud occupato. E catturarono circa mezzo
milione senza che si opponessero.
Ma come, dice il libro , bastarono alcuni capitani e le due divisioni
resistettero .
Salvando l'onore e combattendo assieme ai partigiani che dopo un mese li
affiancarono.
Nemico del nemico è sempre amico.

"... per la verità fra i 3.511 non mancano i fucilati dall'esercito di
liberazione Jugoslavo..."

Di quali fucilati parli? Dai almeno una fonte.
Arduino 10 Set 2017 16:14
mosca.muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:


> Di quali fucilati parli? Dai almeno una fonte.

http://nuke.garibaldini.com/ANVRG/Lanostrastoria/IlsecondoRisorgimento/Inostr
igloriosicaduti/tabid/472/Default.aspx
(Per quasi tutti la voce generica è deceduto. Però per alcuni: Beati Arturo,
Fucilato dai partigiani dell'EPLJ.)


--
Arduino d'Ivrea
mosca.muha@gmail.com 11 Set 2017 14:35
Il giorno domenica 10 settembre 2017 16:14:32 UTC+2, Arduino ha scritto:
> ******* muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:
>
>
>> Di quali fucilati parli? Dai almeno una fonte.
>
> http://nuke.garibaldini.com/ANVRG/Lanostrastoria/IlsecondoRisorgimento/Inostr
> igloriosicaduti/tabid/472/Default.aspx
> (Per quasi tutti la voce generica è deceduto. Però per alcuni: Beati Arturo,

> Fucilato dai partigiani dell'EPLJ.)
>
>
> --
> Arduino d'Ivrea

Bravo: hai trovato un nome. Per te è un genoci***** di italiani?
Arduino 11 Set 2017 15:07
mosca.muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:


> Bravo: hai trovato un nome. Per te Ú un genoci***** di italiani?

Il nome è il primo che ho trovato.
Comunque, mai parlato di genocidi. Avevo scritto: "Alcuni figurano addirittura
fucilati dai partigiani jugoslavi.


--
Arduino d'Ivrea
mosca.muha@gmail.com 11 Set 2017 19:16
Il giorno lunedì 11 settembre 2017 15:07:22 UTC+2, Arduino ha scritto:
> ******* muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:
>
>
>> Bravo: hai trovato un nome. Per te Ú un genoci***** di italiani?
>
> Il nome è il primo che ho trovato.
> Comunque, mai parlato di genocidi. Avevo scritto: "Alcuni figurano addirittura

> fucilati dai partigiani jugoslavi.
>
>
> --
> Arduino d'Ivrea

Meno male. La nostra destra sostiene quello...(le foibe).
Chissà il motivo poi...
Certo che ci furono delle condanne a morte: la disciplina militare , ovunque
c'è un esercito, na fa uso. Persino gli USA : giustiziarono anch'essi un loro
soldato, ma nel corso di tutta la guerra...
Ma che l'esercito di liberazione jugoslavo le applicasse contro soldati italiani
combattenti al loro fianco mi sembra inverosimile.
Arduino 12 Set 2017 09:43
mosca.muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:


> Meno male. La nostra destra sostiene quello...(le foibe).
> Chissà il motivo poi...

Ma... Chissà... forse perché gli istriani, come gli elenchi di morti
dimostrano, non se le sono inventate.

> Certo che ci furono delle condanne a morte: la disciplina militare , ovunque
c'Ú un esercito, na fa uso. Persino gli USA : giustiziarono anch'essi un loro

soldato, ma nel corso di tutta la guerra...
> Ma che l'esercito di liberazione jugoslavo le applicasse contro soldati
italiani combattenti al loro fianco mi sembra inverosimile.

Non credo che chi ha compilato l'elenco si sia inventato dei fucilati dagli
Jugoslavi. Anzi, il loro numero è certamente superiore a quello dei pochi in
cui viene specificato. Per la maggior parte dei 3.511 caduti c'è la motivazione

generica di: "deceduto" dato che ben difficilmente sono morti di infarto, vuol
solo dire che si ignorano le cause. Pertanto anche questi caduti andrebbero
suddivisi fra le altre cause di morte, fra cui appunto i fucilati dall'EPLJ.
Quanto al sembrarti inverosimile, devi tener conto che i nostri erano militari
di un esercito nemico che aveva cambiato fronte, perciò una posizione un po'
sospetta e indubbiamente subordinata. Perciò, per fare un esempio, se uno dei
nostri avesse fatto lo stronxo con una ragazza, difficile che si sarebbero
limitati a una lettera di protesta alla nostra ambasciata.


--
Arduino d'Ivrea
mosca.muha@gmail.com 12 Set 2017 20:19
Il giorno martedì 12 settembre 2017 09:43:48 UTC+2, Arduino ha scritto:
> ******* muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:
>
>
>> Meno male. La nostra destra sostiene quello...(le foibe).
>> Chissà il motivo poi...
>
> Ma... Chissà... forse perché gli istriani, come gli elenchi di morti
> dimostrano, non se le sono inventate.
>
>> Certo che ci furono delle condanne a morte: la disciplina militare , ovunque

> c'Ú un esercito, na fa uso. Persino gli USA : giustiziarono anch'essi un
loro
> soldato, ma nel corso di tutta la guerra...
>> Ma che l'esercito di liberazione jugoslavo le applicasse contro soldati
> italiani combattenti al loro fianco mi sembra inverosimile.
>
> Non credo che chi ha compilato l'elenco si sia inventato dei fucilati dagli
> Jugoslavi. Anzi, il loro numero è certamente superiore a quello dei pochi in
> cui viene specificato. Per la maggior parte dei 3.511 caduti c'è la
motivazione
> generica di: "deceduto" dato che ben difficilmente sono morti di infarto, vuol

> solo dire che si ignorano le cause. Pertanto anche questi caduti andrebbero
> suddivisi fra le altre cause di morte, fra cui appunto i fucilati dall'EPLJ.
> Quanto al sembrarti inverosimile, devi tener conto che i nostri erano militari

> di un esercito nemico che aveva cambiato fronte, perciò una posizione un po'
> sospetta e indubbiamente subordinata. Perciò, per fare un esempio, se uno dei

> nostri avesse fatto lo stronxo con una ragazza, difficile che si sarebbero
> limitati a una lettera di protesta alla nostra ambasciata.
>
>
> --
> Arduino d'Ivrea

Non è che il piombo delle camice nere uccide, vero? Erano italiani e fascisti,
però. Nel libro ne parla.
Quanto agli istriani e le foibe, le vittime sono secondo l'elenco di Luigi Papo,
ben 215 , nel '43. Uccisi da istriani. Ed in Istria l'esercito jugoslavo NON
c'era ancora, perchè si stava formando appena allora in Bosnia.
Quell'elenco di Papo però include tutti i caduti della guerra , dagli annegati
nel Mediterraneo, ai dispersi in ******* ai morti sotto le bombe...
Non so da dove hai tirato fuori quei fucilati ...
Arduino 13 Set 2017 14:05
mosca.muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:


> Non so da dove hai tirato fuori quei fucilati ...

Eccoti i nomi:
Arturo Beati, Angelo Valente, Pasquale Zandano, Gino Panicucci, Bardilio
Dettori,


--
Arduino d'Ivrea
Luca Cossutti 14 Set 2017 02:41
Il giorno venerdì 8 settembre 2017 07:25:38 UTC+2, ******* ..@gmail.com ha
scritto:
> estratti da
> "Non solo armistizio - tragico sfacelo dell'Armata italiana in Jugoslavia e
> ai confini orientali", di Gino Gambara, zaratino, dal 42 al 43 ufficiale della

> divisione di fanteria Murge in Jugoslavia.
> -Vannini ed.,Brescia,2003
>
> (pag. 215 e segg.)
>
> "La resistenza nemica è ferrea, anche perchè improvvisamente coadiuvata
> da reparti della divisione di Camice Nere Ferrara e da bande cetniche che
> da ben munite postazioni preesistenti irrorano di fuoco micidiale sia
> gli alpini che gli artiglieri alpini: [...]. Purtroppo le Camice Nere della
> Ferrara, dimentiche d'essere truppe italiane, infierivano esage-
> ratamente, data la loro posizione vantaggiosa, facendo il "tiro a segno"
> tra le ******* alpine, fedeli al governo Badoglio>>(6).
> Consistenti le perdite in uomini e armi, tanto che il ripiegamenta
> fu inevitabile in direzione di Izvor (vi si era insediato il comando di-
> visionale) sotto i colpi dell'artiglieria nemica, che si trovava in van-
> taggio dato che riceveva i punti di riferimento dall'aviazione, impe-
> gnata anche in azioni di mitragliamento e spezzonamento.
> Nel frattempo il battaglione Pinerolo, appoggiato da una batteria
> del Gruppo Susa, combatteva verso Gruda, e i battaglioni Exilles e Fe-
> nestrelle affluivano alle Bocche di Cattaro per dare manforte alla di-
> visione Emilia quasi accerchiata dalla 7-SS Prinz Eugen.
> Grazie, appunto, a questo sostegno, l'Emilia riusci in parte a im-
> barcarsi e a raggiungere l'Italia; altri suoi reparti che non avevano po-
> tuto salire sulle navi ed erano sfuggiti alla cattura, "presero la via del-
> le montagne e giunsero a Crkvice dove, collegati con gli alpini su-
> perstiti dell'Exilles e del Fenestrelle, formeranno un battaglione con il
> nome di Bijela Gora al comando del maggiore Arnaldo Sertoli " (7)
> (...)
>
> Accordi con le forze partigiane
>
> Il 1° ottobre iniziò il ripiegamento verso le alture di Kobilji Dol: av-
> venne in disordine a causa sia della situazione critica, sia del succe-
> dersi di ordini e contrordini.
> <<Il comando della Taurinense aveva intanto perfezionato gli accor-
> di con le forze partigiane, che avevano indicato Gornje Polje come il
> punto piu sicuro di ripiegamento. Il comando del 3° alpini, trovan-
> dosi in territorio controllato dai cetnici, non aderì a ripiegare sulla di-
> rettrice indicata da Vivalda>>(8).
>
> Il 3° reggimento alpini si difese come potè fino al 7-8 ottobre, anzi
> per un certo tempo riuscì a contenere la pressione avversaria, ma di
> fronte alla sua preponderanza - aveva di fronte la 7-SS Prinz Eugen -
> finì col cedere, assieme al battaglione alpini Aosta del 4° reggirnento
> e al gruppo di artiglieria Susa.
> Del 3° rgt. si salvarono pochi reparti che, assieme ai resti dell'lntra,
> agli ordini del colonnello Maggiorino Anfosso e del capitano Piero
> Zavattaro Ardizzi, raggiunsero la Bosnia orientale, ove, nell'ambito
> dell Esercito popolare di liberazione jugoslavo (E.P.L.J.), costituirono
> il battaglione alpino Taurinense.
> Quanto rimaneva della divisione giunse al settore di Gornje Polje
> indicato per il ripiegamento: gli uomini del battaglione Ivrea che era-
> no riusciti a rompere la morsa nemica (7 ottobre), il Gruppo Aosta con
> quasi tutti gli effettivi, reparti vari.
> A Gornje Polje il Gruppo Aosta, al comando del maggiore Carlo
> Ravnich, si trasformò nella I brigata Aosta su 4 battaglioni, che man-
> tennero la denominazione precedente: 4°, 5°, 6° delle tre batterie ori-
> ginarie del Gruppo Aosta, 40° corrispondente alla 40a batteria del
> Gruppo Susa, più una compagnia di armi pesanti, per un totale di 1119
> uomini, di cui 37 ufficiali. Si aggiungano 52 quadrupedi (9).
> La I brigata si diresse verso Pljevlja e si schierò sulle alture della
> città a ******* dei comandi partigiani del II e III Korpus. Super-
> stiti di altri reparti (comando divisionale, comando del 1° rgt. art. al-
> pina servizi) erano circa 1.000 uomini - vennero inviati a Kolasin,
> ove contibuirono a formare la II brigata.
> A Kolasin si trovavano le unita della divisione di fanteria Venezia,
> la quale, dopo incertezze dovute alla situazione politica della zona
> (piuttosto complessa a causa del comportamento di formazioni cet-
> niche, che all'armistizio avevano preso le distanze dai comandi ita-
> liani), si era schierata a favore dei partigiani con forze praticamente
> intatte.
> A Kolasin prese avvio la riorganizzazione degli scampati all'accerchiamento e,

> quindi, l'inizio della lotta organizzata contro i tedeschi assieme alla
> divisione Venezia. (10)
>
> (5) Francesco Perello, Un anno con gli alpini della "Garibaldi", Jugoslauia 8
settembre
> 1943-2 settembre 1944, Stabilimento tipografico Ferrero e C., Romano Canavese,
> 1971,p.5.
>
> (6) Giovanni Pianfetti (nome di battaglia "Jovo"), Negletti dalla Patria,
Memoriale
> inedito inviato all'autore, p. 8 (d'ora in avanti: G. Pianfetti, Negletti
dalla Patria);
> cfr. anche il Memoriale inedito di Francesco Rinaldi del comando superiore
trup-
> pe del Montenegro, pp. 111 e 114; Diario inedito di Felice Rovelli, passim
(d'ora
> in avanti: F. Rovelli, Diario).
>
> (7) G. Pianfetti, Negletti dalla Patria, cit., p. 9.
>
> (8) G. Pianfetti, Negletti dalla Patria, cit., p. 10; F. Rovelli, Diario, cit.
>
> (9) Comandanti di battaglione della brigata:
> IV btg.: tenente Manuel Mossi, cornandante; Veljko Brkovic, commissario
politi-
> co;
> V btg.: capitano Angelo Frangipane, comandante; Erich Ures commissario
politico;
> Vl btg.: tenente Francesco Perello, comandante; Milos Bakocevic, commissario
> politico;
> XL btg.: tenente Ferdinando Puddu, comandante; Branko Vrankovic, commissario
> politico;
> Commissario politico della brigata: Milan Vukovic
>
> (10) Rapporto nucleo di collegamento, cit. passim (sta in Zbornik, cit., t.
XII, 1. 3°, doc.
> n. 164; Corrispondenza del comando cetnico del Lim e del Sangiaccato (sta in
> Zbornik, cit., t. XIV, l. 3°, doc. n. 32; USSME, Le operazioni, cit., pp.
424426; Stefa-
> no Gestro, L'Armata stracciona. L'epopea della divisione garibaldina, Mursia,
Milano,
> 1964, 2a ed., 1976; ib.,La divisione italiana partigiana "Garibaldi", cit.;
Giacomo Scot-
> ti, Ventimila caduti. Gli italiani in Jugoslavia dal 1943 al 1945, Mursia,
Milano, 1970;
> Francesco Perello, Un anno con gli alpini della "Garibaldi", Jugoslavia 8
settembre
> I943-2 settembre 1944, cit.; AA.VV. Il contributo italiano alla resistenza in
Jugoslavia,
> Istituto storico provinciale lucchese della Resistenza, Lucca, 1981; Eugenio
Li-
> serre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia. Testimonianze di
un reduce,
> Estratto da "Studi trentini di scienze storiche", Rivista della società di
studi tren-
> tini di scienze storiche, LXI, n. 1,1982, p. 106 sgg.; Testimonianze di
Antonio
> Chiono e Domenico Epoque in Fronte jugoslavo-balcanico: c'ero anch'io, cit.
> Numerosi i memoriali inediti che sono stati inviati all'autore tra i quali si
> segnalano, per importanza di contenuti, quelli di Giovanni Pianfetti,
Francesco
> Rinaldi, Donino Chiara, Felice Rovelli.
>
> La Taurinense.
>
> La Taurinense, che all'armistizio si trovava in crisi di schieramento
> su un terreno esposto a facili attacchi, manifestò precocemente e in
> modo esplicito la volontà di combattere contro i tedeschi.
> Le azioni belliche, annunciate il 9 settembre dal fuoco della 6°bat-
> teria del Gruppo Aosta, si svolsero nelle settimane successive in con-
> dizioni di precarietà strategica e logistica, accentuata dall'apporto
> informativo e operativo che camicie nere e reparti della divisione Fer-
> rara diedero all'offensiva germanica. Si aggiunga l'ostilità dei cetni-
> ci, delusi dal rifiuto del comando di consegnare le armi.
> Di fronte alla preponderanza nemica, la divisione si ritirò in bat-
> taglia verso territori sicuri. Le forze germaniche si opposero con ac-
> canimento tanto maggiore quanto più divenne evidente che si tratta-
> va non di fuga, bensì di faticoso tentativo di guadagnare posizioni
> che consentissero di riprendere la lotta in condizioni favorevoli e a
> fianco dei partigiani. ' -
> Nel corso del ripiegamento il comando, a seguito di accordi col
> nuovo alleato, ordinò di puntare su Gornje Polje. Qui il gruppo Ao-
> sta, animato dal suo comandante, maggiore Carlo Ravnich, si tra-
> sformò nella I brigata Taurinense, segno, questo, che ormai la volontà
> di combattere aveva assunto nuova forma organizzativa, che però
> non sigmficava rifiuto dello spirito dell'esercito di appartenenza.
> Scrive Giovanni Pianfetti: "Su ogni soldato che combatte qui spicca-
> no ancora le stellette che in Patria ci furono date, esse brillano come
> un fiore all'occhiello, sono l'unico fiore ad omaggio imperituro posa-
> to sui caduti dalle lacere divise grigioverdi." (1)
> I toni possono sembrare retorici al lettore odierno avvezzo a pro-
> se disincantate, ma non lo sono: non esiste enfasi in questa conside-
> razione "a posteriori", ma soltanto e unicamente un ri-manifestare
> senza punti esclamativi lo stato d'animo del soldato di allora, deter-
> minato a combattere nonostante disagi, privazioni, pericoli, fedele al-
> la divisa con la quale esprimeva la propria identità nazionale.
> Da Gornje Polje la marcia proseguì su Kolasin, ove avvenne l'in-
> contro con la divisione Venezia.
> Qui la Taurinense, provata e decimata da numerosi combattimenti,
> venne riarmata, equipaggiata e riorganizzata prima dell'invio in li-
> nea per la ripresa dell'azione.
> II 18 ottobre fu costituita la 2a brigata alpina, con 720 uomini di
> truppa e 23 ufficiali, alle dipendenze del II Korpus d'assalto. Consta-
> va di tre battaglioni e di un reparto di sanità, al comando del mag-
> giore Spirito Reyneri (2).
> Il maggiore Carlo Ravnich rimase a capo della I brigata alpina, po-
> sta alle dipendenze della 3a divisione partigiana d'assalto.
> Si aggiunsero: la 3a brigata (in via di costituzione) al comando del
> capitano Enrico Del Piano, assieme a reparti del genio e di sanità; *******
> cessivamente si formò la 4a brigata.
>
> La "Venezia"
>
> II comando della divisione di fanteria Venezia - le cui alterne vi-
> cende sono state già illustrate - dopo atteggiamenti che indicano per-
> plessità e indecisione sulle alleanze da stabilire, fatto spiegabile an-
> che con la peculiarità del territorio e la varietà di forze in armi - te-
> deschi, cetnici, partigiani - alla fine si decise a favore dello schiera-
> mento a fianco dei partigiani.
> Elemento catalizzatore della decisione fu un ufficiale, il capitano
> dell'83° reggimento Mario Riva, che, passato ai partigiani (27 settem-
> bre), collaborò alla conclusione dell'accordo col comando della Venezia(3).
> (...)
> Il 24 ottobre fu decisa la trasformazione degli organici della di-
> sione Venezia. Verso la fine del mese, sciolti i due reggimenti di fan-
> teria e gli altri reparti,vennero formate 6 brigate,ciascuna di 893 uo-
> mini di truppa e 68 ufficiali. Quelli privi di armi o di scarso affida-
> mento passarono a costituire battaglioni di lavoratori, circa 400 uo-
> mini per unità, scortati da un plotone armato.
> Le tattiche di guerriglia adottate resero indispensabile, sullo scor-
> cio di novembre, conferire alle unità italiane una struttura adeguata
> alla fisionomia dell'E.P.L.J., più agile, quindi, e tale da consentire
> maggiore manovrabilità su terreni difficili e contro un nemico supe-
> riore in armamento e servizi logistici. ll 2 dicembre 1943 il comando
> partigiano decise di operare in tal senso.
> Le due unità confluirono nella Divisione partigiana Garibaldi, su tre
> brigate : la 1a con le due brigate della Taurinense,
> la 2a e la 3a con le sei della Venezia; ciascuna comprendeva circa 1.300
combatten-
> ti e un certo numero di quadrupedi e carriaggi e dotata di armamento meno
pesante di quello originario-posta
> agli ordini del gen. Oxilia e con vice-comandante il gen. Vivalda.
> Capo di S.M.: ten. col. Carlo Ciglieri.
> Capo del centro informativo: ten. col. Cherubino Pistone
> Capo dell'intendenza: ten. col. Rakic. (5)
>
> Avvicendamento al comando della Garibaldi
>
> Il primo comandante, generale Oxilia della Venezia, lasciata Kola-
> sin per Berane il 24 febbraio 1944, la sera del 15 marzo successivo par-
> tiva in aereo per l'aeroporto di Galatina. A Lecce, sede del Ministero
> della Guerra,assunse la carica di sottocapo di S.M. dell'Esercito e *******
> cessivamente di sottosegretario di Stato alla Guerra.
> I suoi soldati intesero la partenza come un abbandono del campo
> di battaglia per un incarico al sicuro da qualsiasi pericolo.
> La Garibaldi, quindi, passava agli ordini del generale Vivalda del-
> la Taurinense che, a sua volta, venne rimpatriato sullo scorcio di giu-
> gno 1944.
> Il maggiore Carlo Ravnich, allora, lasciò il comando della Ia briga-
> ta per assumere quello della divisione Garibaldi, che tenne, rifiutan-
> do piu volte il rimpatrio, anche dopo essere stato ferito: volle rima-
> nere, come altri ufficiali, accanto ai soldati sino alla fine. Lo sostituì
> nella Ia brigata il tenente Angelo Prestini.
> Sulla figura di Ravnich riportiamo il giudizio di Stefano Gestro:
> <<Due parole debbono essere dette sul maggiore Ravnich promosso
> tenente colonello e poi colonello per i suoi meriti di guerra. Avrei
> potuto parlarne quando ebbi occasione di fare per la prima volta il suo
> nome. Ma allora era solo comandante del Gruppo Aosta e della Ia bri-
> gata Taurinense, poi Ia brigata Garibaldi. Non ho voluto di proposito par-
> lare di lui appunto perche non era ancora avvenuta la completa fu-
> sione dei fanti, degli alpini, dei carabinieri, dei finanzieri, degli arti-
> glieri, di tutti insomma, in una specialità unica: i reparti garibaldini.
> Adesso che ha assunto il comando della divisione ora che come
> comandante riunisce in se i meriti di tutti i nuovi garibaldini, e ne-
> cessario presentarlo. Istriano, di Santa Domenica di Albona, affermò
> con orgoglio e sincerità i suoi sentimenti italiani. Dei suoi uomini sep-
> pe subito interpretare i sentimenti antinazisti e antifascisti. Si oppo-
> se tenacemente e lealmente alle incertezze e ai ripieghi fatti dagli al-
> ti Comandi e puntò diritto a quella che doveva essere la linea di con-
> dotta da tenere fino alla fine. Giunto al grado di ufficiale attraverso
> lavoro e serio stu*****, e soltanto mediante meriti indiscutibili, aveva
> ben presenti le sue origini di lavoratore. Questo ricordo costituiva un
> elemento positivo del suo patrimonio morale ed un'esperienza pre-
> ziosa per le relazioni umane che, quale ufficiale e comandante, do-
> veva avere con i suoi soldati: alpini e non alpini; in una parola, tra lui
> e i suoi garibaldini.
> Forte di questa comprensione, della coesione tra capi e gregari da
> lui considerata e tenuta come caratteristica peculiare della divisione,
> potè, nei momenti critici dei rapporti con l'E.P.L.J., parlare sereno e
> sicuro dei diritti dei soldati italiani.
> Con quelle premesse i partigiani l'ascoltavano e nell'ascoltarlo ren-
> devano omaggio a tutti i combattenti della Garibaldi che mai aveva-
> no disperato e sempre combattevano a testa alta.
> Molto si deve anche a lui se i preconcetti e le diffidenze verso la
> Garibaldi scomparvero e se questa bella divisione non giunse mai ad
> alcun pronunciamento politico di qualsivoglia tendenza, nonostante
> l'ordine avuto dal Korpus, ad esempio, per la formazione dei Comi-
> tati Antifascisti, i quali non sarebbero serviti ad altro che ad alimen-
> tare una intensa propaganda unilaterale sul leninismo-stalinismo.
> Credo che sarà difficile trovare, in tutti i paesi insorti contro il na-
> zifascismo, una divisione simile per durezza di lotta, per abbondan-
> za di sacrifici, per linearità di obiettivi, per purezza di metodi>>(6).
> La Garibaldi rientrò in Patria fra l'8 e il 15 marzo del 1945.
>
>
> Reazione germanica e risposta della "Garibaldi"
>
> Com'è noto, fin dalle settimane successive all'armistizio i tedeschi
> si accanirono contro la Taurinense per disarmarla o annientarla; si
> astennero invece da azioni significative contro la Venezia che si tro-
> vava relativamente al riparo in territorio difficilmente accessibile.
> La situazione non poteva durare, per il pericolo che questa divi-
> sione si alleasse con i, cetnici numerosi nella zona, o con i partigiani.
> Ad evitarlo, il comando del XXI AIpenarmeekorps predispose il 7 ottobre
> 1943 una massiccia offensiva nel territorio di Berane-Kolasin con
> gli obiettivi di:
> 1) costringere la Venezia ad abbandonare le posizioni montuose e dirigersi
> su Pec e Mitrovica;
> 2) annientare le formazioni italiane e partigiane;
> 3) liberare la via di comunicazione Pec-Podgorica;
> 4) da ultimo, rastrellare e ripulire il territorio di Berane, Kolasin,
Matesevo, Andrijevica.
>
> Era l'operazione "Balkanschlucht", iniziata fra il 16 e il 17 ottobre
> e protrattasi fino al 24 ottobre, alla quale furono assegnati reparti de}
> la 118a Alpenjagerdivision e il 524° Grenadierregiment della 297a
> Infanteriedivision (meno un battaglione).
> Il battaglione Italia, nel quale era stata trasformata la compagnia
> del capitano Riva, il 18 ottobre si battè a fianco di reparti partigiani
> che si erano schierati a difesa di Matesevo contro soverchianti forze
> germaniche del 524° rgt. affiancate da cetnici, musulmani, albanesi e
> da reparti della legione camicie nere Firenze. Le colonne germaniche prove-
> nienti da Rozaj e Sjenica furono arrestate a qualche km da Berane; in-
> vece quelle provenienti da Podgorica e da Danilovgrad travolsero la
> prima linea di resistenza e puntarono su Matesevo. La battaglia fu
> aspra specie nella zona di Tara-Vukovet, ove il battaglione Italia inflisse
> severe perdite al nemico, ma rimase decimato: 25 morti, tra i quali Riva,
> 45 feriti, 75 dispersi.
> In onore del comandante caduto, il reparto, una volta ricostituito,
> ne prese il nome: battaglione Riva.
> L'Esercito di liberazione jugoslavo nominò Riva "Junak", eroe di
> guerra, il massimo onore concesso a un combattente in quel conflit-
> to; l'esercito italiano gli decretò la medaglia d'oro al valor militare al-
> la memoria con una motivazione che ne esalta l'eroismo,ma lascia in
> ombra le ragioni e la peculiarità delle decisioni da lui prese (7).
> La situazione divenne difficile tanto da costringere i reparti della
> Venezia a ripiegare assieme ai partigiani su Andrijevica e Berane.
> Il comando partigiano rispose alla pressione germanica con una
> manovra complessa nella quale furono impegnati alcuni reparti del-
> la 5a brigata montenegrina. Obiettivo: interrompere la rotabile
Niksic-Podgorica
> e chiudere le direttrici di marcia del nemico che era
> partito da Danilovgrad-fiume Zeta, Niksic, Bogatici. La manovra ebbe successo.
> L'accentuarsi delle azioni germaniche obbligò la Venezia a ritirarsi
> prima da Andrijevica e successivamente da Berane, ripiegando verso il
> settore di Moikovac-Sakovci-Bijelo Polje-Ljubici, ritenuto relatvamente
> al riparo da attacchi immediati.
> Abbandonate le caserme, cominciava così una vita difficile: i reparti
> italiani d'ora in avanti saranno obbligati a continui spostamenti in
> territorio accidentato e soggetto ad attacchi oltre che tedeschi anche di
> bande collaborazioniste, specie musulmane.
> Scrive Eugenio Liserre: <<Si può parlare di vero e proprio calvario,
> secondo solo a quello dell'ARMIR (in ******* n.d.a.). Chilometri e chilometri
> macinati a migliaia con cibo sempre scarsissimo, spesso nullo, temperature
> rigidissime, calzature e vestiario precari, congelamenti, tifo petecchiale
> dal quale, in assenza di medicine, si poteva qualche volta guarire solo per
> ... caso. Un esempio: dei 11OO effettivi della 2a brigata che il comando
> supremo di Tito trasferì, nel febbraio 1944, dal Montenegro alla Bosnia,
> fecero ritorno in Montenegro, due mesi dopo, solo poche centinaia di uomini.
> Morto il comandante e l'ufficiale medico della brigata, colpito da tifo
> l'aiutante maggiore. Unico superstite del comando, chi scrive>>'8).
> Dopo gli esordi narrati, decollava la nuova guerra della Taurinense e
> della Venezia, nuova perche condotta a fianco dei partigiani con
> tattiche di guerriglia. Rimpatrieranno il comandante della Garibaldi,
> generale Giovan Battista Oxilia, il vice-comandante, generale Lorenzo Vivalda,

> il capo di S.M., tenente colonnello Carlo Ciglieri e pochi altri.
>
>
> Lo spirito volontaristico della "Garibaldi"e il comandante Carlo Ravnich
>
> Numerosi soldati inclusi nei battaglioni di lavoratori chiesero di
> rientrare nei reparti combattenti: inoltre, non pochi soldati e ufficiali
> feriti rifiutarono il rimpatrio e rimasero in attesa di guarigione per poi
> riprendere il loro posto nella divisione: tra questi, il comandante Carlo
> Ravnich, personificazione dello spirito volontaristico dei garibaldini.
> Sul comportamento di questo magnifico ufficiale e sulla sua capacità
> di animare la lotta contro i tedeschi si riporta la prosa semplice
> di Donino Chiara, artigliere alpino del gruppo Aosta:
>
> "Ravnich non abbandonò mai i suoi artiglieri alpini e rifiutò, benchè
ferito,
> di essere portato in salvo in Italia. Se fosse mancato, tutto
> si sarebbe sfasciato. Solo il maggiore Ravnich seppe farsi rispettare
> dai partigiani e ottenere l'autonomia della Garibaldi, anche se controllata
> dai commissari politici jugoslavi. Era giusto, leale, coraggioso; aveva nel
> sangue e nella mente l'amore per la Patria " (9).
>
> E' il caso di notare che un libro edito dall'Ufficio storico dello Stato
> Maggiore dell'Esercito, "Le operazioni delle unità italiane nel settembre
> ottobre 1943", pone in evidenza l'attività svolta dai generali Oxilia e
Vivalda
> successivamente all'armistizio, ma non accenna al fatto che, col
> rientro in Italia per via aerea nel 1944, essi abbandonarono la divisione
> partigiana Garibaldi che era stata ai loro ordini.
> Non soltanto: in questo libro "ministeriale" Ravnich viene citato
> di sfuggita come comandante del gruppo Aosta; se ne ignora invece
> l'azione di comando svolta, successivamente alla partenza di Oxilia
> e Vivalda, dal giugno 1944 al rientro dell'unità in Italia nel marzo del
1945.
>
> La narrazione sulla Garibaldi si ferma qui, dato che le vicende successive n
> on rientrano nell'economia del quadro armistiziale. Rimane da augurare che
> gli storici futuri di questo periodo tormentato indugino con attenzione sulla
> guerra pressochè sconosciuta dei garibaldini, soldati che portarono le
stellette
> sul bavero fino al rientro in Patria.
> Senza alcun segno di colore politico (l0).
>
>
> (1) Carlo Ravnich, Per non dimenticare, marzo 1945 - marzo 1990, 45°
anniversario del rimpatrio, rip. Parena, Mombello del Ticino, 1990;
> G. Pianfetti, Negletti dalla Patria, cit., p. 9 sg.
>
> (2) Il I° battaglione era comandato dal capitano Barberis, il II° dal
> capitano Garesio, il III° dal capitano Zoni.
>
> (3) E. Liserre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia, at., p.
106 sg.
>
> (5) Od V ofansive do slobode (Dalla V offensiva alla libertà), Vojno delo,
Belgrado 1955;
> p.88.
>
> (6) S. Gestro, La divisione italiana partigiana "Garibaldi", at., p. 254 sg.
>
> (7) USSME, Le operazioni, cit., p. 427 e nota 37;
> S. Gestro, la divisione italiana partigiana "Garibaldi", cit., passim.;
> G. Scotti, Ventimila caduti, cit., pp. 312-338;
> E. Liserre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia, cit., p.
106 sg.
>
> (8) E. Liserre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia, p.108
>
> (9} Da un memoriale dell'artigliere alpino Donino Chiara del gruppo Aosta.
>
> (10) Rapporto nucleo di collegamento, cit. passim (sta in Zbornik, cit., t.
XII, 1. 3°, doc.
> n. 164;
> Corrispondenza del comando cetnico del Lim e del Sangiaccato (sta in Zbornik,
cit., t. XIV, l. 3°, doc. n. 32;
> USSME, Le operazioni, cit., pp. 424426;
> Stefano Gestro, L'Armata stracciona. L'epopea della divisione garibaldina,
Mursia, Milano,
> 1964, 2a ed., 1976;
> ib.,La divisione italiana partigiana "Garibaldi", cit.;
> Giacomo Scotti, Ventimila caduti. Gli italiani in Jugoslavia dal 1943 al 1945,
Mursia, Milano, 1970;
> Francesco Perello, Un anno con gli alpini della "Garibaldi", Jugoslavia 8
settembre I943-2 settembre 1944, cit.;
> AA.VV. Il contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia,Istituto storico
provinciale lucchese della Resistenza, Lucca, 1981;
> Eugenio Liserre, Sul contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia.
Testimonianze di un reduce, Estratto da "Studi trentini di scienze storiche",
> Rivista della società di studi trentini di scienze storiche, LXI, n. 1,1982,
p. 106 sgg.;
> Testimonianze di Antonio Chiono e Domenico Epoque in Fronte
jugoslavo-balcanico: c'ero anch'io, cit.
>
> Numerosi i memoriali inediti che sono stati inviati all'autore tra i quali si
segnalano, per importanza di contenuti, quelli di Giovanni Pianfetti,
> Francesco Rinaldi, Donino Chiara, Felice Rovelli.
>
>
> AVIJ (archivio storico militare di Belgrado), I.a., sc. 213,reg. 13/2; sc.
425, reg. 25/4-1;
>
> NAW (archivio di Washington)-N-T-314, r. 661, f. 511;
>
> Zbornik (rassegna di documenti e notizie sulla guerra di liberazione in
Jugoslavia)
> , cit., t. XIII, l. 3", docc. n. 99, 105;
>
> USSME (Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito), Le operazioni, cit., p. 426
sgg.;
>
> Stefano Gestro, "L'armata stracciona. L'epopea della divisione garibaldina",
Mursia, Milano, 1964, 2a ed. 1976, passim ib.,
> "La divisione partigiana italiana "Garibaldi". Montenegro 1943-1945", Mursia,
Milano, 1981, p. 153 sgg.
>
> Giacomo Scotti, "Ventimila caduti. Gli italiani in Jugoslavia dal 1943 al
1945", Mursia, Milano, 1970, passim
>
> AA.W., "Il contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia,"Istituto
storico provinciale lucchese della Resistenza, Lucca, 1981
>
> Eugenio Liserre, "Sul contributo italiano alla Resistenza in Jugoslavia
Testimonianze di un reduce", Estratto da "Studi trentini di scienze storiche",
> Rivista della società di studi trentini di scienze storiche, LXI, n. 1, 1982,
pp. 107-111
>
> Lando Mannucci, "Per l'onore d 'Italia. La divisione partigiana italiana
"Garibaldi" in Jugoslavia dall'8 settembre 1943 all '8 marzo 1945", Associazione
nazionale veterani e reduci garibaldini, Sesto Fiorentino, 1985, p. 13 sgg. e
nota 6
>
> Come punto di riferimento per ulteriori approfondimenti sono fondamentali i
lavori di Stefano Gestro.

Grazie molto interessante. Mio zio ha combattuto in Bosnia
mosca.muha@gmail.com 16 Set 2017 15:33
Il giorno mercoledì 13 settembre 2017 14:05:03 UTC+2, Arduino ha scritto:
> ******* muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:
>
>
>> Non so da dove hai tirato fuori quei fucilati ...
>
> Eccoti i nomi:
> Arturo Beati, Angelo Valente, Pasquale Zandano, Gino Panicucci, Bardilio
Dettori,
>
>
> --
> Arduino d'Ivrea

Se non dici da dove te li puoi anche inventare. Già la storia si fabbrica...
Arduino 17 Set 2017 10:09
mosca.muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:


> Se non dici da dove te li puoi anche inventare.

Se non mettevi che potrei essermeli inventati, ti avrei dato il link.
Comunque, se ti sforzi lo puoi trovare, te l'ho già dato in questo thread.


--
Arduino d'Ivrea
mosca.muha@gmail.com 19 Set 2017 00:51
Il giorno domenica 17 settembre 2017 10:09:26 UTC+2, Arduino ha scritto:
> ******* muha@gmail.com ******* muha@gmail.com> ha scritto:
>
>
>> Se non dici da dove te li puoi anche inventare.
>
> Se non mettevi che potrei essermeli inventati, ti avrei dato il link.
> Comunque, se ti sforzi lo puoi trovare, te l'ho già dato in questo thread.
>
>
> --
> Arduino d'Ivrea

Provato a cercare "i nostri caduti" ma non funge...

Epperò l'ANPI è dei comunisti italiani. Quelli che nel '48 condannarono la
Yugoslavia.
Nel '52 io subii , quindicenne apprendista meccanico, un piccolo processo
staliniano per avere espresso stupore dell'accusa di fascismo al regime di Tito.
Il PC del TLT , diretto da Vidali Vittorio, era così antislavo che stentò a
porre le scuse per le menzogne spudorate lanciate da costui contro tutta la
resistenza jugoslava. Mi pare che la pacificazione la fece Krusciov nel '56 e
Vidali nel '60. E si riscrisse l'autobiografia: era sempre stato "antistalinista
" il poverino. Anche quando in Spagna partecipava alle ******* ad Andreu Nin a
Vila de Henares. Lo scrisse nel '44 in Messico Jesus Hernandez nel suo "Yo fui
ministro de Stalin". Hernandez era stato ministro per conto del PCE nel governo
Negrin. Ma la smetto qui.

Per cui l'ANPI è inattendibile.

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