Discussioni sulla Storia
 

Spose Bambine - Fermare la cultura Rom e Musulmana. Votare Lega e M5S

Presidenza Associazione Regionale Trasporti 15 Set 2017 08:54
Le spose bambine di Palermo. L'allarme: "Decine i casi, poche denunce"Le spose
bambine di Palermo. L'allarme: "Decine i casi, poche denunce"
L'inchiesta. Fra i 13 e i 17 anni spariscono dalle scuole e vanno via dalla
città, destinate a uomini imposti dalle famiglie. Il caso della piccola rom

di CLAUDIA BRUNETTO
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09 settembre 2017
36mila
Hanno dai 13 ai 17 anni. Sono originarie del Bangladesh, del Pakistan,
dell’India e dello Sri Lanka, ma sono nate e cresciuta a Palermo.
Improvvisamente spariscono dalle scuole per tornare nel Paese d’origine e
sposare un lontano parente, molto più grande di loro che solo nei casi più
fortunati hanno visto una volta in fotografia.

Sono le spose-bambine palermitane che vivono ogni giorno il conflitto fra la
cultura occidentale in cui sono cresciute e quella dei loro genitori. E in
questo conflitto finiscono per rimanere incastrate in un matrimonio combinato.
Proprio come la piccola rom di dodici anni, promessa in sposa a un parente che
viveva in Francia, sfuggita al suo destino solo perché qualche giorno fa ha
trovato il coraggio di scappare dalla sua casa fatiscente in centro storico.

«Non si tratta di un caso isolato — dice Enrica Salvioli, operatrice
psico-pedagogica dell’Ufficio scolastico regionale — Accade soprattutto fra
le ragazzine bengalesi e rom. Alcune trovano la forza di raccontare il loro
dramma, altre tacciono. Di certo una strada da seguire è quella del dialogo con
le loro famiglie. Le giovani migranti vivono molto questa sofferenza». E spesso
la confidano alle loro professoresse. Proprio dai banchi di scuola partono
diverse segnalazioni alle autorità competenti.

Un fenomeno sommerso che è difficile quantificare in dati anche da parte delle
associazioni che se ne occupano. «Ci è capitato il caso di una sedicenne del
Bangladesh — dice la vice preside di una scuola media del centro storico —
destinata fin dalla nascita a uno zio di trenta anni più vecchio di lei. Si è
confidata con noi e abbiamo cercato di aiutarla. Ma da un giorno all’altro è
sparita, non abbiamo potuto fare altro che segnalare il fatto che non venisse
più a scuola. Tante, purtroppo, si convincono che sia giusto quello che i
genitori hanno scelto per loro». Dalle scuole della Vucciria, ogni anno, almeno
un paio di alunne segnalano il rischio di un matrimonio combinato. Krista, per
esempio, a soli 14 anni ha lasciato l’ultimo anno della scuola media per
tornare in Pakistan. «Non le avevano detto nulla i suoi genitori — racconta
una professoressa della ragazza — Lei pensava di andare in vacanza e di dover
incontrare i suoi cugini che non vedeva da tempo. Invece si è sposata e non è
più tornata. Abbiamo segnalato il caso agli assistenti sociali».

Tante storie arrivano dagli istituti superiori del cento storico. Come quello di
Urmi, 15 anni dello Sri Lanka, che ha vissuto per anni con la paura di dover
lasciare Palermo per sposarsi. «Mio padre mi minacciava continuamente —
racconta Urmi — Diceva che se mi avessero bocciata a scuola il matrimonio
sarebbe stato anche anticipato. Mi ha sequestrato il cellulare e quando ha
saputo che avevo una simpatia per un mio coetaneo palermitano mi ha chiuso in
casa per settimane».
Qualche anno fa Sumi Aktar, giovane bengalese poi eletta vice presidente della
Consulta delle Culture del Comune, per combattere i matrimoni combinati ha
fondato un comitato di donne migranti ancora attivo.

«Non è facile — dice Alessandra Notarbartolo del coordinatrice antiviolenza
21 Luglio — che queste ragazze si ribellino alle loro famiglie. Direi che è
quasi impossibile. I casi che abbiamo seguito spesso non hanno avuto un lieto
fine. Se la violenza contro le donne è sommersa, quella che coinvolge queste
ragazze è sepolta. Denunciare per loro significa isolamento totale». Nella
cultura nomade i casi sono molto frequenti. Ma al campo rom alle porte della
Favorita tutti i minorenni sono sotto l’occhio vigile degli operatori
dell’Ufficio scolastico regionale. La cosa non vale

per le famiglie rom che vivono altrove per cui il matrimonio combinato spesso
è prassi. «Anche questa è violenza sulle donne — dice Antonella Monastra,
ex consigliera comunale e attivista per i diritti delle donne — Sono figlie di
una società patriarcale che decide per loro. Sono proprietà del padre. Per
tutelarle bisogna lavorare su più fronti a favore di una reale integrazione. Il
legame scuola-famiglia può essere una strada».
Maurizio Pistone 15 Set 2017 11:43
Presidenza Associazione Regionale Trasporti <artpresidenza@gmail.com>
wrote:

> ....

caro Presidenza, non lo sai che il computer dell'ufficio non serve per
giocare?

--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
Arduino 15 Set 2017 18:34
Presidenza Associazione Regionale Trasporti <artpresidenza@gmail.com> ha
scritto:

> Le spose bambine di Palermo. L'allarme: "Decine i casi, poche
denunce"Le spose bambine di Palermo. L'allarme: "Decine i casi, poche
denunce"
> L'inchiesta. Fra i 13 e i 17 anni spariscono dalle scuole e vanno via
dalla città, destinate a uomini imposti dalle famiglie. Il caso della
piccola rom
>
> di CLAUDIA BRUNETTO
> Invia per email
> Stampa
> 09 settembre 2017
> 36mila
> Hanno dai 13 ai 17 anni. Sono originarie del Bangladesh, del Pakistan,
dell’India e dello Sri Lanka, ma sono nate e cresciuta a Palermo.
Improvvisamente spariscono dalle scuole per tornare nel Paese d’origine
e sposare un lontano parente, molto più grande di loro che solo nei casi
più fortunati hanno visto una volta in fotografia.
>
> Sono le spose-bambine palermitane che vivono ogni giorno il conflitto
fra la cultura occidentale in cui sono cresciute e quella dei loro
genitori. E in questo conflitto finiscono per rimanere incastrate in un
matrimonio combinato. Proprio come la piccola rom di dodici anni,
promessa in sposa a un parente che viveva in Francia, sfuggita al suo
destino solo perché qualche giorno fa ha trovato il coraggio di scappare
dalla sua casa fatiscente in centro storico.
>
> «Non si tratta di un caso isolato — dice Enrica Salvioli, operatrice
psico-pedagogica dell’Ufficio scolastico regionale — Accade
soprattutto fra le ragazzine bengalesi e rom. Alcune trovano la forza di
raccontare il loro dramma, altre tacciono. Di certo una strada da seguire
Ú quella del dialogo con le loro famiglie. Le giovani migranti vivono
molto questa sofferenza». E spesso la confidano alle loro professoresse.
Proprio dai banchi di scuola partono diverse segnalazioni alle autorità
competenti.
>
> Un fenomeno sommerso che Ú difficile quantificare in dati anche da
parte delle associazioni che se ne occupano. «Ci Ú capitato il caso di
una sedicenne del Bangladesh — dice la vice preside di una scuola media
del centro storico — destinata fin dalla nascita a uno zio di trenta
anni più vecchio di lei. Si Ú confidata con noi e abbiamo cercato di
aiutarla. Ma da un giorno all’altro Ú sparita, non abbiamo potuto fare
altro che segnalare il fatto che non venisse più a scuola. Tante,
purtroppo, si convincono che sia giusto quello che i genitori hanno
scelto per loro». Dalle scuole della Vucciria, ogni anno, almeno un paio
di alunne segnalano il rischio di un matrimonio combinato. Krista, per
esempio, a soli 14 anni ha lasciato l’ultimo anno della scuola media
per tornare in Pakistan. «Non le avevano detto nulla i suoi genitori —
racconta una professoressa della ragazza — Lei pensava di andare in
vacanza e di dover incontrare i suoi cugini che non vedeva da tempo.
Invece si Ú sposata e non Ú più tornata. Abbiamo segnalato il caso
agli assistenti sociali».
>
> Tante storie arrivano dagli istituti superiori del cento storico. Come
quello di Urmi, 15 anni dello Sri Lanka, che ha vissuto per anni con la
paura di dover lasciare Palermo per sposarsi. «Mio padre mi minacciava
continuamente — racconta Urmi — Diceva che se mi avessero bocciata a
scuola il matrimonio sarebbe stato anche anticipato. Mi ha sequestrato il
cellulare e quando ha saputo che avevo una simpatia per un mio coetaneo
palermitano mi ha chiuso in casa per settimane».
> Qualche anno fa Sumi Aktar, giovane bengalese poi eletta vice
presidente della Consulta delle Culture del Comune, per combattere i
matrimoni combinati ha fondato un comitato di donne migranti ancora
attivo.
>
> «Non Ú facile — dice Alessandra Notarbartolo del coordinatrice
antiviolenza 21 Luglio — che queste ragazze si ribellino alle loro
famiglie. Direi che Ú quasi impossibile. I casi che abbiamo seguito
spesso non hanno avuto un lieto fine. Se la violenza contro le donne Ú
sommersa, quella che coinvolge queste ragazze Ú sepolta. Denunciare per
loro significa isolamento totale». Nella cultura nomade i casi sono
molto frequenti. Ma al campo rom alle porte della Favorita tutti i
minorenni sono sotto l’occhio vigile degli operatori dell’Ufficio
scolastico regionale. La cosa non vale
>
> per le famiglie rom che vivono altrove per cui il matrimonio combinato
spesso Ú prassi. «Anche questa Ú violenza sulle donne — dice
Antonella Monastra, ex consigliera comunale e attivista per i diritti
delle donne — Sono figlie di una società patriarcale che decide per
loro. Sono proprietà del padre. Per tutelarle bisogna lavorare su più
fronti a favore di una reale integrazione. Il legame scuola-famiglia può
essere una strada».


--
Arduino d'Ivrea
Arduino 15 Set 2017 18:36
Presidenza Associazione Regionale Trasporti <artpresidenza@gmail.com> ha
scritto:

Contro questi diversamente civili, amici dei comunisti, è lo stato che deve
muoversi con severissima durezza!!!

--
Arduino d'Ivrea

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